Morti bianche, Servodio(Pdci-Fds): “Intervengano le Istituzioni”

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“Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro, registriamo: 474 morti, 803152 infortuni, 1897 invalidi (dati osservatorio sulle condizioni di lavoro e sulle malattie professionali). Morti non su un campo di battaglia, ma mentre lavoravano. Come il giovane 28enne di Monteforte Irpino, precipitato da un’impalcatura, mentre eseguiva dei lavori di sistemazione sul tetto. Una delle tante giornate drammatiche che allunga la lista delle vittime di questa “guerra quotidiana” che può e deve essere contrastata, focalizzando la nostra attenzione sulla prevenzione, con la consapevolezza che la sicurezza non è un costo ma un diritto”. E’ quanto afferma in una nota Luca Servodio, direzione nazionale PdCi/FdS. “Non più una necessità, – prosegue Servodio – ma un obbligo per le Istituzioni adoperarsi affinché siano applicate le normative già in vigore nel campo della sicurezza e della prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro. Occorrono sforzi maggiori e impegni economici adeguati da parte delle Regioni e dello Stato per favorire i controlli e impedire che altre giornate come questa possano ripetersi. L’associazione Articolo 21 lanciò un appello al mondo dell’informazione, per cancellare dal linguaggio giornalistico espressioni ipocrite, quali “morti bianche” e “tragica fatalità”. Registriamo ancora molti, troppi, mezzi d’informazione che usano l’eufemismo “morti bianche”. Basta andare su un motore di ricerca, digitare morti bianche, ed escono una miriade di articoli. Termine che andrebbe abolito fin da subito e sostituito dal termine “omicidi sul lavoro”, che era usato negli anni ’60. Le chiamano morti bianche, perché l’aggettivo “bianco”, allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’evento. Invece la mano responsabile c’è sempre, più di una. Chiamarle “morti bianche” è un insulto ai familiari delle vittime del lavoro, che già sono distrutti per la perdita del loro caro, figuriamoci poi se devono sentire che la morte sul lavoro del loro caro è una “morte bianca”.

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