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Morte bianca, indagato il gruista: è un avellinese

Due assolti a conclusione del processo in abbreviato quando invece il pm aveva chiesto condanne da 12 a 21 mesi di reclusione; due prosciolti, all’udienza preliminare, quando il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio. La decisione, che ha destato profonda amarezza per la ‘evidente lesione al diritto’ — come sottolinea l’avvocato di parte civile — è del gip-gup del tribunale di Forlì Michele Leoni e si riferisce a un mortale infortunio sul lavoro nel quale rimase vittima il 6 aprile di tre anni fa, a Sogliano sul Rubicone, un ragazzo di 20 anni, cittadino marocchino, Mohamed Ibn Sadik che abitava a Ravenna ischiacciato da pannelli di cemento, agganciati a una gru semovente che si ribaltò durante i lavori di prelievo dei manufatti da un autotreno. Per quella tragedia, secondo il giudice forlivese, c’è un solo possibile responsabile (rinviato a giudizio precedentemente, sarà giudicato in tribunale a Cesena) ed è il manovratore-titolare della gru, ovvero Amato Capossela, avellinese. Due le cause dell’infortunio, una originaria e l’altra indotta: la gru fu posizionata in un luogo troppo angusto per permettere lo sviluppo adeguato dei ‘piedi’ di ancoraggio al suolo e inoltre il piano su cui insistevano i ‘piedi’ era inidoneo a sorreggere il peso.

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