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Sindaco Moricola, veniamo all’Acs. In occasione della costituzione del nuovo Cda, nell’assemblea dei soci, lei ha espresso tutte le sue perplessità sull’effettiva volontà di pervenire ad una gestione interamente pubblica dell’acqua, parlando tra l’altro di “una maledetta politica fatta di cambi di casacche”. Il 31 dicembre, termine perentorio per la costituzione della società “in house”, appare oggi molto vicino.
“Nel mio intervento ho rilevato proprio questo. Non c’è un’indicazione esplicita per l’acqua pubblica. Si parla di economicità di efficienza ma non c’è chiarezza. Se a questo aggiungo il rifiuto degli esponenti del centrodestra di votare in consiglio provinciale il nostro documento per una gestione totalmente pubblica del servizio idrico integrato e le opzioni nazionali di quei partiti, favorevoli ad un’apertura ai privati, faccio 2 più due e sono più che perplesso. Adesso il problema è tutto interno al centrodestra: si tratta di un’importante partita che va seguita attentamente. Il mio, è stato anche un appello alla chiarezza, un aspetto che non può prescindere dal messa sotto accusa di chi, come i demitiani, fino a ieri è stato dall’altra parte”.
Il voto favorevole al programma presentato da Pdl ed Udc di importanti sindaci “democratici” quali Ianniciello e Caputo mette in luce tutte le contraddizioni interne al centrosinistra irpino. Qual è il suo pensiero?
“L’intera vicenda Acs consegna il quadro delle difficoltà del Pd: un partito che non sceglie unitariamente l’acqua pubblica, perde tempo nell’annosa diatriba tra Acs ed Acp, e resta inchiodato ad un criterio di autoreferenzialità che poi in assemblea ha determinato una situazione drammatica. Insomma, mostra un’assoluta difficoltà a rapportarsi con i propri elettori ed un palese deficit di linea poltica. Purtroppo, quando uscimmo dai Ds avevamo previsto quest’implosione”.
Sono in molti a guardare con interesse alla nuova esperienza di Sel. A fronte di un centrosinistra quanto mai frammentato, crede che ci siano le premesse per fare del partito di Nichi Vendola, tanto a livello nazionale quanto nel tumultuoso contesto provinciale, il nuovo avamposto della sinistra?
“Noi ci stiamo provando. In questo momento, però, a livello locale stiamo assistendo al confronto tra due modelli: da una parte, uno più militante e “fricchettone”, dall’altra un approccio volto all’aggregazione dei cittadini ed all’organizzazione. Il fatto è che in questa provincia sembra permanere una sorta di diffidenza verso l’intera ala di Michele D’Ambrosio; ma chi proviene dal filone vendoliano deve comprendere che non è il tempo di rivendicare un primato interno, ma di operare insieme. In questo momento, infatti, c’è bisogno come il pane di sinistra, per interrompere una deriva che penalizza principalmente le fasce deboli. E Vendola con il suo linguaggio ed il suo modo di fare politica può incarnare l’esigenza di cambiamento”. (di Flavio Coppola)