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“Tale fondamentale strumento di programmazione – afferma il Presidente dell’Ente Parco Sabino Aquino – è finalizzato a perpetuare le risorse naturali, le attività tradizionali, le culture e le peculiari identità di un territorio attraverso un sistema di fruizioni che ne permetta, anche e soprattutto, la valorizzazione. Il Piano è concepito in funzione delle nuove idee sulle aree protette che si sposano felicemente con la continuazione delle attività agricole, il turismo naturalistico o l’ escursionismo. Inoltre, l’attivazione di un terziario avanzato tipico di un nuovo e moderno ecoturismo, la rivitalizzazione di attività artigianali tradizionali ed agro-silvo-pastorali, l’incentivazione sia della cooperazione che delle attività di piccole aziende semifamiliari. Il Piano è stato elaborati tenendo conto che ogni attività di pianificazione, conservazione e sviluppo socio-economico deve essere anzitutto attentamente studiata e basata su conoscenze reali ed approfondite del patrimonio naturale, culturale e sociale, del territorio. Si è quindi reso necessario disporre di una buona conoscenza di base del territorio, della funzionalità del quadro strutturale e dell’equilibrata biologia complessiva degli ecosistemi. Una moderna e corretta pianificazione nelle aree protette non può dunque prescindere dalla valutazione scientifica della tutela e dal giusto uso di tutte le risorse del territorio, Pertanto, il Piano del Parco è scaturito da un’attività di ricerca scientifica non confinata entro rigide circoscrizioni spazio-temporali. Il processo di pianificazione deve costituire una esigenza permanente, incessante, in modo da trasformare le aree protette, nella loro più ampia accezione, in oggetto e luogo ideale di indagini continue, in fucine di esperienza, in abbecedari della educazione ambientale”.
In definitiva il Piano del Parco costituisce una sorta di vero e proprio “contratto” fra due controparti, ovvero fra le collettività locali che devono concorrere ad esprimere i contenuti del Piano e l’Autorità del Parco. Questo strumento – afferma il presidente Aquino – vitale e delicatissimo, non è una “bacchetta magica” capace di risolvere da sola, con qualche norma, con qualche carta colorata e con qualche rapporto più o meno tecnico, i problemi e spesso anche i profondi ed antichi conflitti che affondano le loro millenarie radici nel tessuto sociale del territorio. Il Piano del Parco, per quanto autorevole, articolato e complesso possa essere, può però avviare un processo, indicare linee, strategie ed equilibri, che per potersi realizzare pienamente avranno bisogno di essere comprese, discusse, condivise e sorrette, sul piano culturale e sociale, sia dai diretti fruitori che dalle loro rappresentanze democratiche”. La definizione dello strumento si è resa necessaria oltre che per motivi di funzionalità dell’Ente anche per l’accesso alle notevoli risorse finanziarie che la Comunità Europea metterà a disposizione del Parchi Nazionali e Regionali nella nuova programmazione stabilità per il periodo 2007-2013.