Montella – Sagra: i Tammorrari del Vesuvio chiuderanno la kermesse

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Montella – Domani sera chiuderà la sagra della castagna a Montella il gruppo folk rivelazione del 2007: ‘I Tammorrari del Vesuvio’ di Simone Carotenuto. Appena rientrati dal Popkomm di Berlino e già pronti a partire per la suggestiva Siviglia alla conquista della prestigiosa Womex, importantissima vetrina internazionale della musica che si terrà quest’anno dal 24 al 28 ottobre. La Womex conta circa 5558 espositori europei che presentano la loro musica e I tammorrari del Vesuvio sono l’unico gruppo di tammorriata che ha conquistato uno spazio in questa enorme vetrina mondiale.
Capitanati da Simone Carotenuto sono stati il gruppo di musica popolare campana rivelazione dell’anno 2007. Il loro ultimo lavoro discografico “ Aizamme sta Tammorra” si è rivelato assolutamente vincente. Il viaggio antologico abbraccia gran parte della Campania, dall’Agronocerino al Cilento, dalla Costiera Amalfitana all’Irpinia. In un certo senso si tratta di un lavoro sperimentale poiché affianca a brani assolutamente fedeli alla tradizione altri che hanno subito delle influenze musicali di matrice mediterranea e brani che sono assolutamente inediti ma che hanno comunque un forte legame strutturale e melodico con la tradizione Il disco si sta rivelando come uno dei migliori prodotti discografici di recente uscita nel mondo della folk music. Preparato e uscito in sordina “Aizamme sta Tammorra” sta conquistando un vasto pubblico, internazionale soprattutto, Germania, Francia, Austria, i nostri vicini d’oltralpe restano ammaliati da questa antologia della musica popolare campana.
Da sempre immerso completamente nel mondo della tradizione, conoscitore e ricercatore infaticabile del mondo contadino da cui orgogliosamente proviene, Carotenuto ha saputo trasformare questa passione in una vera e propria arte, l’arte del cantare e del comunicare agli altri momenti di vita vissuta. Il suo grande attaccamento alla tradizione è esplicito in una intervista rilasciata qualche anno fa: “La tradizione è la radice, è la strada, è la spiegazione; è la domanda che ha in se la risposta. Mi devo chiedere prima chi sono e da dove vengo e poi decidere dove voglio andare. La musica tradizionale rappresenta il mondo che mi ha generato, quello che mi ha forgiato e mi ha fatto diventare quello che sono adesso, non parlo dell’artista ma bensì dell’uomo. Purtroppo, per molto tempo è stata considerata la musica dei cafoni, ma poi qualcuno ha finalmente capito che questi cosiddetti cafoni erano i custodi di un patrimonio immenso, di una ricchezza inestimabile che andava protetta, ed io, nel mio piccolo, mi considero un custode di cotanta ricchezza”.
Il gruppo è nato ufficialmente solo un anno fa ma vanta tra i componenti musicisti di primo calibro che hanno saputo amalgamarsi perfettamente in questa produzione che è il racconto della nostra terra e della nostra identità a cui si deve necessariamente far riferimento nel cammino verso il futuro e a cui i Tammorrari sono legati da una passione viscerale. Al fianco di Carotenuto, Pina Ascione astro nascente e già brillantissimo nel firmamento delle voci femminili, Antonio Mancuso amico e collaboratore ventennale del “Cantatore” Simone, alchimista d’eccezione di melodie e suoni che nascono e si generano nei suoi strumenti a fiato. Note magnifiche che per uno strano sortilegio sembra conoscano la via che porta all’anima, per solleticarla e renderla viva. Giovanni Vicidomini capace di arpeggiare i pensieri e le parole di chi ascolta con la maestria di chi al posto di una corda sembra accarezzi l’impalpabile bellezza della vita. Le sue corde legano strette buona musica e tradizione pura; suoi anche i pezzi inediti contenuti nel nuovo lavoro discografico. Gianmarco Volpe poliedrico e prezioso, dinamico e creativo. C’è poi Catello Gargiulo che rappresenta il ponte tra vecchio e nuovo, tra chi canta la vita di ieri e chi sta accingendosi a scrivere la propria storia; storia di musica e di passione per la tradizione, oltre a suonare le percussioni le costruisce personalmente.
Chiude la rosa dei tammorrari Giovanni Palomba, recentissimo dono della vita alla musica tradizionale, spumeggiante ed energico, come il battere delle sue dita sulla tammorra.
Ma, non è tradizione se non è danza e se non è racconto narrato con il corpo. Hiram Salzano, piccola preziosa perla incantatrice che disegna nell’aria figure che dicono di passato ma che sono vive e attualissime.Chicca del disco è la “fronda” cantata da Giovanni del Sorbo, per tutti Zi Giannino, leggenda vivente del canto su tamburo oramai quasi del tutto ritirato a vita privata.
Senza pausa il lavoro dei Tammorrari i quali dopo le ultime fatiche del lavoro discografico stanno già lavorando ad un altro importante progetto musicale, il concerto di Natale “Canto Libero” il quale si propone di ripercorrere la storia del Natale attraverso i suoni e le melodie che lo hanno accompagnato nel passato grazie ad un meticoloso lavoro di ricerca sul campo, tra quelli che sono gli ultimi depositari di un sapere e di una cultura che ci auguriamo abbia invece ancora lunga vita, gli anziani.
La ricerca, legata in maniera sinergica alla sperimentazione ha permesso la nascita di questo concerto che diviene in crescendo una sorta di incanto per l’udito e per l’anima stessa.
Un viaggio attraverso le forme più diverse di preghiera e di racconto; maniere differenti di narrare la storia della nascita di Cristo, che poi è la storia del mondo intero in alcuni canti e per alcune metafore. Forme nate in luoghi e in situazioni differenti tra loro ma che avevano come comune denominatore la fede e la speranza per un mondo migliore, unite alla volontà di vincere la lotta quotidiana che bisognava combattere con fame e fatica. Lotta che per certi versi ha cambiato forma e aspetto ma che per molti ancora non è terminata. L’obiettivo di Canto Libero è quindi quello di ripercorrere e di permettere, a chi non avesse avuto mai l’opportunità di conoscerli, questi spaccati di vita, questi mondi, questi modi di intendere l’esistenza che spesso è aggettivata come difficile e faticosa ma che in realtà anche dopo un momento di buio è luce e gioia. Le melodie sono diverse e provengono da luoghi diversi del meridione d’Italia, si va dalla Piva che è un classico siciliano alle novene cilentane, ai canti partenopei, per chiudere con un omaggio all’Irpinia e alla sua Madonna di Montevergine. Senza dimenticare i canti di denuncia come “Canta Palestina” e la magnifica “A’ Peste”.

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