
Monteforte è uno di quei comuni che vive giorni intensi di riassetto politico, dopo le recenti elezioni. Oggi, infatti, è in programma l’insediamento del Parlamentino, con la riunione del primo civico consesso presso Palazzo Loffredo. Un appuntamento funzionale alla costituzione della nuova giunta, pronta a calarsi nel contesto delle problematiche della cittadina. E tra le priorità, a tenere banco è senza dubbio la vicenda dell’ospedale San Giacomo, per il quale è stata fissata per settembre la chiusura ed il relativo trasferimento di tutti i reparti presso la Città Ospedaliera. Una decisione che vede il disappunto di molti e, tra gli altri, di Salvatore Alaia, primo cittadino di Sperone, invitato oggi, insieme a numerosi altri sindaci, alla seduta municipale inaugurale, e che è in prima linea in questa battaglia. Da tempo Alaia ha, infatti, manifestato la sua contrarietà alla decisione della Regione Campania. “Non possiamo essere d’accordo – è il suo commento – con questa scelta, che mortifica le esigenze della collettività e che rischia di togliere un importante punto di riferimento sanitario non solo ai montefortesi, ma anche agli abitanti di parecchi comuni limitrofi, fra i quali Forino, Contrada, Baiano e Mercogliano, solo per citarne alcuni”. L’ospedale San Giacomo esiste da quasi 800 anni e, con la presenza di numerosi reparti, assicura un fondamentale servizio medico sul territorio, oltre a rappresentare un patrimonio pubblico. La sua chiusura, quindi, costringerebbe molteplici famiglie a dover spostarsi in altri centri della provincia anche per gli esami più banali. Ed è in questo senso che la battaglia istituzionale si sposta, a questo punto, proprio sulla possibilità di ridefinirne il ruolo, come aggiunge la fascia tricolore di Sperone. “Bisogna assolutamente evitare che la struttura venga abbandonata. Non solo perché si tratterebbe di un ennesimo caso di sperpero di denaro pubblico, considerando che il nosocomio e le sue apparecchiature rappresentano una risorsa pubblica, ma anche e soprattutto perché ci sono i margini per una sua riconversione”. La proposta di Alaia è quella di adibire il San Giacomo per ricoveri in day hospital e day surgery, oltre all’eventualità di allestire un centro riabilitativo. In sintesi una trasformazione delle attività mediche che garantirebbe un parziale servizio sanitario alla popolazione, senza essere troppo invasivo per una struttura che si presume verrà ridimensionata. “In quest’ottica – avverte – abbiamo da tempo avviato della azioni di coinvolgimento verso l’Asl Av2 e l’assessorato alla Sanità regionale, guidato da Angelo Montemarano. Purtroppo, soprattutto da quest’ultimo, abbiamo ottenuto una serie di rassicurazioni, che sinora si sono rivelate fini a se stesse, non essendo stato fatto ancora niente di concreto”. Si prospettano, dunque, delle settimane calde per il destino dell’ospedale San Giacomo, un destino che tiene in apprensione non solo le Istituzioni dell’hinterland, ma anche migliaia di persone. E proprio la cittadinanza, come precisa lo stesso Alaia, rappresenta un vigoroso punto di forza. “Il calore della gente anima e alimenta il nostro impegno, che sarà serio e risolutivo, anche nel rispetto di tanto appoggio. Durante la campagna elettorale abbiamo evitato l’argomento per evitare strumentalizzazioni politiche, ma siamo già ripartiti con la fiducia che ci da il supporto annunciato del nuovo esecutivo di Monteforte”. Tra le iniziative in fieri è da segnalare una campagna di sensibilizzazione, posta in essere attraverso un serrato volantinaggio, e: “La prospettiva di andare a breve a Napoli, per far sentire la nostra voce in Regione e confrontarci con l’assessore Montemarano sulle nostre proposte”. Un segnale forte, quello della collettività che fa quadrato per salvare l’ospedale San Giacomo, che subito catapulta nel vivo delle problematiche la neonata giunta Carullo. (di Eddy Tarantino)