Rosanna, un’assistente sociale volontaria, ci fa da guida tra le stradine anguste di una favela di Belo Horizonte. Il primo impatto offre l’insieme di case mattonate e colorate; molte di loro hanno l’aspetto della poverta’ e della trascuratezza. Le macchine e le moto sfrecciano veloci al centro della strada e sono, di solito, di buon valore commerciale. Ci sono negozietti ovunque ed un via vai di persone che non sembrano soffrire il caldo. Bandiere del Brasile, magliette verdeoro, murales con il Fuleco (mascotte mondiale), fili dai colori nazionali intrecciati tra una casa e l’altra. Ci fermiamo nel negozio di abbigliamento di Silvano, un uomo alto e grosso con un sorriso perennemente stampato sul volto. Ci spiega che il real, la moneta brasiliana, gira velocemente ogni mattina, la gente compra, il consumismo ha invaso anche quartieri come questo. In mezz’ora di passeggiata incontro tutto quello che non mi sarei aspettato di vedere. La favela e’ pienamente urbanizzata, l’impatto emotivo si differenzia in maniera netta dalla visione occidentale di esse. Entriamo in una casa: televisori al plasma, frigorifero, garage al lato per la moto e l’auto. “Il problema principale delle favelas e’ la droga” – spiega Rosanna. Ci inoltriamo in uno spiazzo dove alcuni bambini giocano scalzi con il pallone, al lato tre o quattro giovani che sniffano su una panchina, probabilmente crack. “Andiamo via da qui” – mi dice Rosanna. Quel rito, evidentemente, non prevede intrusioni estranee. Concludiamo il nostro giro incrociando il tam tam della comunita’ che vive all’interno, uomini e donne stabilizzati nella propria routine ed in quel senso fisico di “spazio chiuso” da cui sembrano non voler evadere. Non c’e’ tempo per indagare piu’ a fondo, la poverta’ che si respira in questi luoghi e’ sicuramente una poverta’ diversa, qualcosa che si trova solo in questa parte del mondo, una realta’ di disagio sociale che pero’ determina un certo fascino, una fonte d’attrazione per chi passa da qui e guarda da lontano. Viriamo verso il centro della citta’, pochi chilometri ed il paesaggio e’ completamente diverso: modernissimi grattacieli si ergono dai viali alberati dove prende vita il nucleo economico e culturale di Belo Horizonte. Ci fermiamo in Piazza della Liberta’ circondata da edifici contenenti musei di ogni genere. Due mondi attigui ma completamente differenti che viaggiano nel tempo su rette parallele. Il percorso culturale e’ molto bello. Poi si ferma tutto perche’ gioca il Brasile che vince e porta a casa la qualificazione per la semifinale che si disputera’ proprio qui al Mineirao. Festeggiamenti pochi pero’: un paio di giorni fa, un viadotto costruito per il Mondiale ma non ultimato e’ crollato su un autobus ed un’auto in transito su una strada ad alto scorrimento. Due morti e decine di feriti. In corso i rilievi per capire le cause del disastro. Intanto il Mondiale volge al termine insieme al clima unico e, forse, irripetibile di una Coppa del Mondo qui in Brasile.
(da Belo Horizonte, Pasquale Manganiello)
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