Mobilitazione delle Prefetture contro il ‘rischio’ accorpamento

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Avellino – Domani 29 settembre è stata indetta una giornata di mobilitazione del personale delle Prefetture d’Italia per protestare contro il paventato accorpamento di 40 Prefetture, la grave carenza di personale, il ricorso a personale della Guardia di Finanza e del Formez per sostenere il carico dell’immigrazione, contro l’incertezza amministrativa e di funzione degli Uffici del Governo. Una premessa quella della segreteria provinciale della Cgil Fp che prelude l’excursus sul ruolo delle Prefetture… “storico e fondamentale per il Paese”. “In questi ultimi anni – continua la nota del sindacato – si è lentamente provveduto alla deupaperazione prima delle funzioni di amministrazione attiva e adesso si dichiarano così inutili da doverne chiudere ben 40. Il fallimento progressivo della riforma della legge 400/88 sulla riforma dei Ministeri ha finito per colpire essenzialmente proprio le Prefetture. I Governi succedutisi si sono ben guardati dall’attuare la riforma degli Uffici Territoriali di Governo, rispondendo a movimenti di opinione che volevano la totale chiusura delle Prefetture o il loro ridimensionamento perché pericoloso per altre istanze di autonomia locale, o addirittura simbolo del Governo centralizzante. Riteniamo, invece, che le Prefetture vadano rafforzate e riqualificate per svolgere un compito sociale sul territorio, allargando vocazioni già presenti (diritti civili, protezione civile, ordine pubblico, raffreddamento dei conflitti) e mantenendo e migliorando le funzioni fondamentali (elettorale, depenalizzazione, polizia amministrativa ad esempio). Che ne è stato delle variegate proposte di trasferire alle Prefetture alcune funzioni amministrative delle Questure, per non parlare poi della morte silenziosa del Comitato provinciale della Pubblica Amministrazione e dell’URP delle Prefetture che dovevano assolvere alle esigenze informative di tutti gli uffici del territorio provinciale? Ultimo esperimento dimostratosi davvero utile – ma fatto fallire – è stato lo Sportello Unico per l’Immigrazione, nato e morto con la prima regolarizzazione del 2003. Per garantire fondamentali diritti di cittadinanza a tutti; per una gestione dell’immigrazione efficace, nel rispetto della dignità dei migranti; per una sicurezza civile e partecipata, vicina ai cittadini: era necessario colmare le carenze di personale delle prefetture, in media del 20% (ma spesso al nord sforano il 50%), invece si pensa di risparmiare – sulla pelle dei cittadini – chiudendo 40 prefetture, e rafforzando l’immagine dell’Interno come ‘Ministero di Polizia’, si dovevano costituire gli sportelli per l’immigrazione, con trasparenza sulle responsabilità e adeguate risorse umane, invece al personale insufficiente delle prefetture si sono aggiunti lavoratori precari ‘interinali’, guardie di finanza, ancora altri precari del Formez … Soluzioni improvvisate e pasticciate, che non garantiscono affatto il risultato che si vuole raggiungere, si dovevano recuperare forze di polizia per il controllo del territorio, invece si continuano a riempire gli uffici – e lo stesso Ministero – con agenti, funzionari, e anche dirigenti della Polizia, sottratti a funzioni operative. Ministro Amato, non c’è alcuna inversione di rotta rispetto ai disastri del governo di centrodestra, ma siamo ancora in tempo per evitare che si faccia peggio, iniziando quel necessario confronto col sindacato che il Governo ribadisce, ma in questo Ministero ancora non parte”.

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