Mercosur, la Coapi scrive alla comunita’: accordo danneggia anche le aree interne

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AVELLINO- “Senza agricoltura non c’e’ territorio, senza territorio non c’e’ agricoltura”. Roberto Lauro,  per il Comitato Agricoltori Avellinesi MVS, ha chiuso cosi’ una lettera aperta ai cittadini, alle istituzioni, agli organi di informazione per ribadire come Comitato Agricoltori Avellinesi MVS : “il dovere civico di intervenire pubblicamente su una questione che non riguarda solo il mondo agricolo, ma la salute, l’economia e il futuro dei nostri territori”.  Il Riferimento e’ all’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. “Un tema spesso trattato come tecnico o lontano, ma che in realtà ha conseguenze molto concrete sulla vita quotidiana dei cittadini, sul lavoro degli agricoltori e sulla sopravvivenza delle aree interne”. Per cui : “Vogliamo essere chiari fin dall’inizio: non siamo contrari al libero scambio né al commercio internazionale. L’Italia è un Paese che vive anche di esportazioni e relazioni economiche globali. Tuttavia, il libero scambio può dirsi tale solo se fondato su regole uguali per tutti. Oggi questo equilibrio non esiste. Gli agricoltori italiani sono sottoposti a norme ambientali e sanitarie molto rigide, a controlli severi, a disciplinari stringenti e a costi di produzione elevati. Tutto ciò è giusto e necessario per garantire sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e qualità del cibo. Ma non è accettabile che sul mercato europeo arrivino prodotti agricoli provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard, che utilizzano sostanze vietate in Europa e che operano con costi drasticamente inferiori.Questa non è concorrenza leale. È una forma di concorrenza sleale che mette fuori mercato gli agricoltori locali, abbassa la qualità complessiva del cibo e scarica i rischi sui consumatori. A perdere non sono solo i produttori, ma l’intera collettività.
IL TEMA ASSUME UN PESO ANCORA MAGGIORE SE CALATO NELLA REALTÀ DELL’IRPINIA.  Il nostro territorio è storicamente agricolo, basato su aziende piccole e medie, spesso a conduzione familiare, profondamente legate alla terra.  Qui l’agricoltura non è solo un settore economico: è presidio del territorio, tutela dell’ambiente, identità culturale.
Lo spopolamento delle aree interne non è una fatalità. E’ la conseguenza diretta di politiche che rendono sempre meno sostenibile vivere e lavorare in questi territori. Quando l’agricoltura non garantisce reddito, quando i costi aumentano e i prezzi riconosciuti ai produttori diminuiscono, i giovani sono costretti ad andare via, le aziende chiudono, i paesi si svuotano.Ogni azienda agricola che chiude è una perdita per l’intera comunità: meno manutenzione del territorio,  maggiore fragilità ambientale, 
perdita di conoscenze, tradizioni e identità. 
Accordi commerciali squilibrati rischiano di accelerare questo processo, aggravando una crisi già profonda”.
PER QUESTO PARLIAMO DI SOVRANITÀ ALIMENTARE, 
Si legge: “non come slogan ideologico ma come principio concreto. Sovranità alimentare significa garantire a tutti il diritto a un cibo sano, sicuro e controllato. Significa permettere agli agricoltori di vivere del proprio lavoro.  Significa assicurare ai cittadini la possibilità di sapere cosa mangiano e da dove proviene ciò che arriva sulle loro tavole.Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi. 
È un diritto fondamentale e un bene comune. Difendere l’agricoltura locale significa difendere: la salute, l’ambiente 
e  il futuro dei nostri territori.
Rivolgiamo quindi un appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché le politiche agricole e commerciali tengano conto delle specificità delle aree interne e tutelino realmente chi produce nel rispetto delle regole. Chiediamo informazione, trasparenza e confronto pubblico, perché decisioni di questa portata non possono essere prese senza ascoltare i territori”. Ricordiamo che si tratta dell’accordo tra l’Ue, il Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, ovvero più di 700 milioni di consumatori. Esso dovrebbe consentire all’Ue di esportare più automobili, macchinari, vini e alcolici verso l’America Latina, facilitando al contempo l’ingresso in Europa di carne bovina, pollame, zucchero, riso, miele e soia sudamericani. Nelle ultime ore c’è stato uno stop da parte dell’Europarlamento alla ratifica.