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Mercogliano – Rassegna Laceno d’Oro: domani ‘L’ora di religione’

Mercogliano – L’ora di religione: una storia bella e coraggiosa raccontata da Bellocchio di scena domani alle 20.30 al Centro Sociale Campanello di Mercogliano nell’ambito della rassegna Laceno d’Oro.
La vita del pittore Ernesto Picciafuoco, interpretato da Sergio Castellitto, viene sconvolta dalla notizia della imminente beatificazione di sua madre uccisa anni prima dal fratello pazzo. Il fatto è del tutto estraneo alle convinzioni di Ernesto, come ammetterà egli stesso, ma gli imporrà comunque un difficile confronto con i familiari promotori della causa di beatificazione, con le gerarchie ecclesiastiche, di fronte ai quali Ernesto opporrà un netto rifiuto ribadendo il proprio ateismo.
‘Io non credo in Dio’ è la semplice risposta di Ernesto di fronte agli interrogativi del figlio che frequenta l’ora di religione. Ed in questa breve frase sta tutta la coerenza e l’identità di Ernesto. L’identità di chi cerca la propria realizzazione nel rapporto con gli altri esseri umani, non in un generico amore cristiano per il prossimo, ma nell’amore per una donna; “innamorarmi è la massima dimostrazione di ateismo che io possa dare adesso” dirà Ernesto a colloquio con il cardinal Piumini. Ed una donna appare, è Diana Serini, che Ernesto incontra a scuola del figlio scambiandola per l’insegnante di religione, una bella immagine femminile che si muove con la leggerezza e l’eleganza della pagana Gradiva. In una delle scene più belle che Bellocchio ci regala la vediamo camminare nel silenzio dello studio di Ernesto e fermarsi di fronte al bassorilievo della fanciulla pompeiana, per poi scomparire e riapparire più volte, vaga e mutevole come un’immagine mentale. Il suo movimento è la fantasia che si oppone alla stupidità degli uomini, il pensiero nuovo che si ribella alla bruttezza e distrugge il Vittoriano per trasformarlo in un prato fiorito ma senza impazzire come è successo al fratello matricida che bestemmia gridando al mondo la tragedia di una mente ormai perduta. L’abbraccio tra Ernesto e il fratello è l’immagine attraverso la quale si realizza la separazione dai fallimenti del passato per vivere la riuscita del presente.

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