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Mercogliano – Musica in Irpinia, la pianista De Fusco si racconta

Mercogliano – Reduce dai successi parigini dello scorso 20 giugno, dove in tournée con il San Carlo di Napoli ha eseguito il Concerto n. 20 in RE minore di Mozart per pianoforte e orchestra nella Salle Pleyel, una della più prestigiose della capitale francese, Laura de Fusco torna con entusiasmo a Musica in Irpinia.
“E’ sempre un piacere suonare per un pubblico così attento, preparato, entusiasta. Poi il luogo è meraviglioso. Confesso che in estate io rallento molto la mia attività concertistica poiché non amo suonare in questi piccoli festival con poca identità che spuntano come funghi, ma Loreto è un’altra cosa, a parte la qualità del programma, il luogo è così bello e suggestivo”.
Quest’anno ricorre il 25ennale di Musica in Irpinia, quale crede che sia il segreto di tanta longevità?
“Di sicuro è merito dei responsabili che riesco ogni anno a comporre una programmazione molto accurata e di grandissima qualità, che riesce a riscuotere di anno in anno un grande interesse artistico. E poi ripeto, ritengo che il luogo così suggestivo sia di grande interesse non solo per il pubblico, ma anche per gli artisti che vi si esibiscono. E poi ho l’impressione che la comunità ci tenga molto a questo festival e quindi lo protegga nel tempo”.
Il maestro Mario Cesa, direttore artistico del festival, ha detto che chi suona a Musica in Irpinia non viene semplicemente ad esibirsi ma aderisce ad una idea-progetto.
“Si sono d’accordo. Ricordo che in passato al Loreto ho eseguito il concerto di Clara Vic Shumann con una orchestra tutta al femminile. I programmi eseguiti hanno sempre qualcosa di particolare”.
E il concerto di quest’anno?
“Un capolavoro, un concerto molto impegnativo con il quale ogni pianista deve misurarsi credo, è una sorta di banco di prova. E’ tra i più importanti, conosciuti e amati dal pubblico. Io ritengo che sia fondamentale che il pubblico riconosca ed ami i brani che ascolta. È un modo per avvicinarlo alla musica sinfonica così come accade con l’opera lirica le cui arie rimangono fissate nel ricordo del pubblico”.
Lei ha debuttato a soli 12 anni, l’emozione di un concerto è sempre come la prima volta? “Sempre. L’emozione, la giusta e necessaria dose di tensione sempre diversa e sempre uguale ad ogni concerto, è necessaria, non potrebbe essere altrimenti”.

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