Medico “aiuta a morire” 18 malati gravi: angelo o assassino?

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Un semplice medico di famiglia della contea di Durhan, Inghilterra del nord, accusato di aver “aiutato a morire”, almeno 18 malati gravi. Nonostante il proscioglimento del dottore dall’accusa di aver ucciso 3 pazienti nel dicembre 2005 con dosi massicce e fatali di antidolorifici alla morfina, la vicenda più che mai controversa è emersa e ha fatto scalpore. A due di loro, aveva ammesso in un’intervista al quotidiano Daily Telegraph a fine giugno, ha provocato la morte senza richiesta del loro consenso.
Venerdì scorso nuove accuse dai parenti di due famiglie delle sue presunte vittime, che hanno chiesto la riapertura del processo a suo carico. Il 75enne dottor Howard Martin, oggi in pensione ha sempre affermato con forza di voler portare la questione all’attenzione pubblica e, pur ammettendo le accuse, ha negato di aver ucciso i pazienti. “Ho agito per compassione cristiana, ha detto, credo soltanto di aver favorito la morte di persone che stavano soffrendo”. Come ha fatto anche nel caso del figlio 31enne malato di cancro, aiutato a morire nel 1988 con un’iniezione letale. Se fosse provato il suo aver agito senza il consenso del paziente, si aprirebbe di nuovo per lui il fronte giudiziario. A sua difesa, Martin solleva un argomento “di fatto”, ricordando come in molti casi i medici “aiutano a morire” pazienti terminali semplicemente sulla base del loro giudizio e di un richiamo all’umana pietà. Una realtà diffusa, afferma, che non si può ignorare. Che tuttavia non dovrebbe lasciare spazio tanto all’arbitrio del medico quanto piuttosto – dove possibile – alla volontà del malato.

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