
Capriglia – All’Hotel Cappuccino la Margherita si ritrova per ‘rompere gli schemi’. Per interrogarsi sullo sviluppo dell’Irpinia e non solo. Nella sala gremita si notano, Anzalone, Rosato, Galasso, Repole, Di Iorio, Solimine, Casciano, Romano, Covotta, Petracca, Santino e Sergio Barile, De Blasio, D’Onofrio, Maiorano, Ambrosone, Freda, Foglia, Poppa, Di Milia, Palumbo, Iandolo, Guarino, Sabino Aquino, Gerardo Melillo, Salvatore, Lenzi etc. etc. Assente ‘giustificato’ o quasi Aldo Bonomi. Al tavolo l’on. Ciriaco De Mita, Carlo Borgomeo, Enzo De Luca e Giuseppe De Mita. Interessante l’intervento dell’ex amministratore delegato di ‘Sviluppo Italia’ che apre la discussione con un interrogativo: “Perché stanziare i fondi alle aree depresse? Si risponde con la cultura del divario ma è insufficiente e sbagliata. La base della politica fondata sul divario paga un prezzo: si presume che ci debba essere un forte aiuto da fuori. Il rischio che si corre è quello della deresponsabilizzazione dei soggetti che chiedono”. Borgomeo non si lascia sfuggire il tema ‘agevolazioni per il Sud’ mettendo in evidenza come “… la 488 sia finita con l’asta: dà i soldi a chi ne ha di più… Questi sistemi di incentivi non sono stati in grado di sostenere la cultura imprenditoriale. E’ tutto un gioco di carte. Anche qui la cultura dell’impresa è al ribasso. Non si fa politica di sviluppo ma distribuzione di soldi. E non c’è assunzione di responsabilità. Mai un ragionamento sulla cultura d’impresa. Le risorse devono essere pensate e gestite. Gli investimenti più concentrati in maniera tale da tener giù i cervelli che rappresentano sviluppo”. Parole d’ordine: “favorire le medie imprese, avere fondi di garanzia seri e non di condominio”. E infine: “Giriamo pagina mettendo innanzi, però, le pari opportunità dei territori”. Una chiosa che trova d’accordo anche l’on. Ciriaco De Mita. Il suo, un intervento a tutto campo sulla condizione della politica, sul ruolo che deve avere per non incorrere nel rischio di perdere la democrazia partecipata. “Sono preoccupato – comincia così il segretario regionale della Margherita De Mita – per le difficoltà che attraversiamo. Ho la sensazione che stiamo vivendo un momento di scontro vero nell’ipotesi di ristrutturazione del potere. Il nostro blaterare è la meschinità… Questa provincia è stata al centro di processi e trasformazioni. Il disagio vero è che ci eravamo liberati dall’immobilismo. Una situazione, questa, che crea disagio a chi non riesce a muoversi”. Questa volta il primo ‘facile’ bersaglio sono i sindacati: “I rappresentanti degli interessi sono diventati ‘vox clamante in deserto’”. E ancora: “Non so chi vincerà. Non so se riusciremo a recuperare la forma della democrazia rappresentativa o se prevarrà l’interesse dell’una o dell’altra parte”. Sulla questione Finanziaria: “…non fa riferimento alla risoluzione dei problemi. È molto arbitraria, inconcludente ed esposta”. E concordando con Borgomeo: “La parola recupero del ritardo non ci ha aiutato a capire il disagio…”. Ma aggiunge: “l’incentivo era stato inteso come sviluppo dell’impresa e per un certo verso ha funzionato. Poi è prevalsa l’idea che fosse necessario abolire l’intervento straordinario. Si decise di sopprimere la Cassa Straordinaria del Mezzogiorno”, uno strumento definito importante dal leader di Nusco. Ad ogni modo “questa è una fase finita ma non è nata la fase nuova”. Una sottolineatura per dire: salvaguardiamo gli enti locali: “non solo l’Irpinia ma le comunità del mondo hanno perso l’orizzonte e la tutela dello stato nazionale. Sono venute fuori come soggetti nuovi sul piano della politica…”. E poi: “Ci si occupa di risolvere il problema sul pezzo di territorio e non sul territorio. Invece la misura imparziale non solo funziona ma è anche utile. Il grande problema è come organizzare la vita delle comunità. L’attenzione maggiore la dovremmo indirizzare a loro. Stiamo vivendo un paradosso: non abbiamo il padre come riferimento ma abbiamo il fratello (la Regione, ndr) che pensa a se stesso. È la Regione che dovrebbe essere una cornice per arricchire il Governo ma non assolve ai propri doveri. Questo è il quadro dentro al quale la politica diventa concreta. La possibilità di recuperare la politica sta nel recuperare la capacità di chi governa… Quando la gente ha un problema, la politica spiega il modo di risolverlo. Questo significa risolvere i problemi delle comunità”. In sintesi: “… responsabilizzare chi gestisce, è il solo modo di risanare la finanza”. “La politica è aiuto, non è condizione di dominio. Altrimenti la democrazia rischia perché c’è il comando e non l’interesse delle persone”. Insomma, la responsabilità a carico di tutti, nessuno escluso. (di Teresa Lombardo)