Ospedaletto D’Alpinolo – Il tempo passa: da ben undici anni è in campo il progetto incompiuto dell’Ulivo, un’eternità in politica. Eppure il partito democratico promesso e invocato da Prodi, Fassino, Rutelli rimane ancora lì sullo sfondo, enigmatico, alimentando forse qualche sano dubbio e non poco scetticismo. Poi l’incontro che ha avuto luogo nella serata di ieri e che ha visto i vertici della Margherita assoluti protagonisti. Al tavolo Ciriaco De Mita, Enzo De Luca, Mario Sena e Luigi Anzalone. Un’occasione di riflessione. Una piattaforma ampia, una scommessa ancora da riempire di colori, volti, speranze, progetti, azioni. Ma soprattutto un modo per evitare il rischio che il Partito Democratico prima ancora di riuscire ad aggregare, perda i pezzi. Creando in tal modo nuove frammentazioni. Un partito che non dovrebbe essere interpretato come lo scioglimento delle identità in un generico nuovismo. Ma al contrario, una ‘dimora’ che per dimensioni dovrebbe raccogliere il consenso di un italiano su tre e che dovrebbe avere come requisito fondamentale un grande pluralismo interno, una casa di più tradizioni: le identità, le culture politiche, dal socialismo al cattolicesimo democratico, vivranno e continueranno a esistere nel nuovo Partito? Un sano interrogativo posto dai leader del Fiorellino irpino. A cominciare dal senatore Nicola Mancino che, seppur assente, ha garantito la sua presenza attraverso una missiva. Una lettera nella quale il senatore di Montefalcione ha espresso la sua opinione in merito al nuovo progetto politico. “Non voglio morire social democratico ma quanto meno voglio che l’istituenda iniziativa abbracci la cultura del popolarismo inteso come sintesi e come ‘genesi’ del nostro partito”. Lasciando trasparire qualche dubbio sulla possibilità di rendere operativo il Partito Democratico, Ciriaco De Mita non manca di tracciare un quadro che a tratti sorprende. Chi si sarebbe aspettato una adesione assoluta e senza riserve ha davvero dovuto ricredersi. Partendo da spunti storici relativi alla differenza tra Democrazia Cristiana, Socialismo e Riformismo, il leader del Fiorellino si è soffermato “… più che sulla creazione del partito su quelle che saranno le sue linee guida. A cominciare dai valori, punto di aggregazione su cui far leva per il progetto di un partito unico”. E ancora: laicità della politica partendo dalla creazione di disposizioni condivise; laicità della famiglia per la tutela della stessa intesa nel senso più tradizionale del termine. Di qui l’esempio delle coppie di fatto rispetto alle quali “… è comunque giusto riconoscere dei diritti”. Una breve parentesi che ha toccato temi importanti che saranno approfonditi con incontri sul territorio a partire da lunedì 10 luglio alle ore 17.00 presso la sede del partito in via Tagliamento. Insomma, la sintesi appare fin troppo chiara: la Margherita ha intenzione di giocare un ruolo fondamentale nella creazione del Partito Democratico ma nello stesso tempo si riserva di rimettere la decisione in merito all’effettiva adesione nello sviluppo dei criteri sulla realizzazione dello stesso. (mari.mo – m.d.p.)
La missiva del senatore Nicola Mancino
“L’idea di un partito capace di mettere insieme l’esperienza cattolico-democratica e il patrimonio culturale del riformismo di sinistra non può essere ridotta a convenienza di potere. L’iniziativa non va pregiudizialmente esclusa ma va costruita su basi completamente nuove. Bisogna riflettere su come trasferire e salvaguardare nel nuovo soggetto politico radici, ispirazione religiosa, cultura democratica, valori non preclusi ma rispettati. Il mio timore è che il partito democratico risponda più a esigenze di come governare che di come arricchire l’azione di governo con puntuali analisi culturali. Ad alcuni dei protagonisti di questa iniziativa politica manca la cultura: si vuole fare nascere prima il contenitore per poi riempirlo di contenuti parasociologici e parapolitici. Personalmente sono disposto e interessato a contribuire a farlo essere un soggetto nuovo su fondamenta chiare, ma ribadisco un no senza se e senza ma al Partito Democratico, se questo dovesse significare l’adesione alla socialdemocrazia europea. Esprimo inoltre la mia preoccupazione anche sulla tenuta politica dei due maggiori partiti dell’Unione, rispetto ad una evoluzione del sistema che fa diventare sempre più consistente e determinante la sinistra radicale. Vedo molto travaglio fra i diesse e la doppiezza della Margherita fra la finestra aperta sulla propria destra e il portoncino socchiuso verso gli ulivisti di casa nostra: corriamo il rischio di fare dimagrire, prima che nasca, il Partito Democratico”. L’ex presidente del Senato reclama infine “un’analisi meno approssimativa di quanto invece sinora è avvenuto, a cominciare dalle elezioni politiche vinte per un soffio dall’Unione alla costituzione di un governo affollato di sub apparati per soddisfare gli appetiti che hanno scomposto gli assetti dell’amministrazione statale”.
