Marco Schiavo e Sergio Marchegiani strappano applausi ad Ariano
Redazione online
Grandissime emozioni nella Basilica Cattedrale di Ariano Irpino, in occasione del concerto per pianoforte a quattro mani, tenuto da Marco Schiavo e Sergio Marchegiani, artisti di fama mondiale, ed inserito all’interno della rassegna natalizia “Cometa 2011”, organizzata dalla Provincia di Avellino, che ha promosso un percorso di folklore, tradizioni, spettacoli, concerti, rappresentazioni teatrali, laboratori d’arte presepiale e culinaria, ma anche giocolieri, funamboli, elfi e cantastorie. Nel caso di Ariano, si è trattato di una rinnovata affermazione per “ClassicAriano”, tanto voluta e seguita sul Tricolle. Lo scenario affascinante della Basilica Cattedrale ha nobilitato ancor di più la straordinaria esecuzione dei due strepitosi interpreti. Un programma basato su Marce Militari e Variazioni di Franz Peter Schubert, l’erede ideale della Scuola Viennese, portata in auge da compositori quali W. A. Mozart, F. J. Haydn e L. van Beethoven, seguite dalle impetuose Danze Ungheresi di Johannes Brahms e dalla singolare trascrizione per pianoforte a quattro mani della Sinfonia da “La Gazza Ladra” di colui che veniva reputato il Mozart italiano, ossia Gioachino Rossini. Grande visibilio tra il pubblico soprattutto in merito al fatto che il programma è stato eseguito tutto di un fiato. La platea ha apprezzato in maniera evidente e con grande trasporto in particolare l’esecuzione delle Variazioni in Si bemolle maggiore di Schubert, lo scorrere delle mani sulla tastiera per le passionali e travolgenti danze ungheresi, emozionandosi al termine del concerto quando in uno dei tre bis concessi dai due valenti pianisti, Sergio Marchegiani ha incantato con il Notturno n. 2 in mi bemolle maggiore op. 9 di Fryderyk Chopin, dimostrandosi ancora una volta uno dei migliori interpreti del compositore franco-polacco. Quanto a Marco Schiavo, il suo talento non è mai stato messo in discussione, e ha confermato la sua caratura di livello mondiale. Applausi a profusione in una Cattedrale stracolma e desiderosa di poter gustare in un futuro prossimo altre simili emozioni.