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Numerosissimi gli esponenti della politica, delle istituzioni e della Chiesa, presenti tra il folto pubblico intervenuto. Tra questi, il Comandante provinciale dei Carabinieri, Gianmarco Sottili, il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, ed il Vescovo irpino, Francesco Marino. Presenti al tavolo dei relatori, anche il Presidente della Provincia di Avellino, Cosimo Sibilia, quello della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, il Prefetto, irpino Ennio Blasco e, nella veste di moderatore, il giornalista Luciano Trapanese.
E’ stato proprio il numero uno della Giunta provinciale irpina, Cosimo Sibilia, ad aprire il dibattito, sollecitato dalle osservazioni del moderatore Luciano Trapanese, che, a scanso di equivoci, ha ricordato come la criminalità organizzata abbia fatto la sua comparsa in Irpinia insieme agli ingenti fondi piovuti a seguito del terremoto del 1980, sotto le sembianze della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo, prima, e di nuove organizzazioni criminali “autoctone” come il Clan Partenio, poi. Il numero uno di Palazzo Caracciolo ha sottolineato come per sconfiggere il malaffare e la criminalità presenti sul territorio, sia fondamentale “fare sistema in sinergia con la scuola, la società civile e la chiesa, promuovendo la cultura della legalità, che non ha colore politico”. “Per questo l’Osservatorio dovrà essere uno strumento di accompagnamento per Magistratura e forze dell’ordine che – ha rimarcato – svolgono bene il proprio lavoro”.
La necessità di fare dell’Osservatorio sulla legalità “lo strumento per infondere nei cittadini il coraggio di stare dalla parte dello Stato, e non una sorta di pattugliamento repressivo”, è stata al centro delle considerazioni del Presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli, mentre ha toccato aspetti più tecnici il contributo del Procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati. “Il livello di giustizia percepita dai cittadini – ha osservato – è bassissimo e la lentezza e la farraginosità dei processi genera, talvolta, effetti criminogeni poichè alimenta nell’imputato la sensazione di impunità”. “La giustizia è una precondizione della democrazia – ha evidenziato ancora – oltre che di un corretto sviluppo economico, sociale, e di una corretta contesa politica”. Procedere verso un sistema di sanzione di tipo patrimoniale, come quello della confisca equivalente, oggi estesa anche ai reati contro la pubblica amministrazione, per Laudati, una delle frontiere da raggiungere per un più equo modus operandi all’interno di una società in cui il “reato ha sempre una genesi economica”.
“Non esistono isole felici”. Riprendendo una tematica posta in apertura dal Presidente Cosimo Sibilia, il Sottosegretario al Ministero degli Interni, Alfredo Mantovano, ha voluto così esordire. “Il contrasto alla criminalità non può essere circoscritto alle tradizionali aree di mafia e camorra – ha dichiarato – ma deve interessare l’intera superficie nazionale”. Enti territoriali ed economia, i settori strategici delle moderne infiltrazioni criminali indicati da Mantovano. In merito al primo punto, il sottosegretario, che ha dato atto a Magistratura e forze dell’ordine del fondamentale lavoro svolto, ha voluto rivendicare la paternità del Governo di cui è membro di norme, come l’articolo 143, che, nel caso dei comuni ad infiltrazione mafiosa, estendono l’estromissione dall’ente anche alla burocrazia. Per ciò che riguarda invece le sanzioni di tipo patrimoniale, Mantovano ha sottolineato come in circa due anni siano stati confiscati ai clan circa 116 miliardi in beni e denaro al punto che “il problema attuale è quello di gestire le aziende sequestrate alle mafie”. E per finire, dopo aver sottolineato come “la scommessa è allora quella di negare l’assioma in base al quale la mafia da il lavoro e lo stato lo toglie” e come “non è vero che nel sud mancano le risorse, ma troppo spesso non vi sono progetti plausibili per utilizzarli bene”, il sottosegretario Mantovano ha lanciato il suo appello all’associazionismo ed alla società civile al fine di contrastare insieme a Magistratura e forze dell’ordine la criminalità organizzata. “Quella contro il crimine è una guerra – ha chiosato – e va combattuta con eserciti ampli”. (di Flavio Coppola)