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Gli indici Pmi, costruiti attraverso le opinioni delle aziende, raccontano di un Vecchio continente ancora impantanato e impattano anche sui mercati, che inizialmente avevano accolto con favore le parole di Mario Draghi sull’imminenza di un intervento della Bce. Il Pmi manifatturiero dell’Eurozona si è fermato a 50,6 punti a dicembre, sopra la soglia di 50 punti che separa le fasi di espansione e contrazione economica ma sotto i 50,8 punti indicati nella prima stima.
La media del Pmi dell’ultimo trimestre dell’Eurozona (50,4), rappresenta la crescita peggiore del anifatturiero da quando la ripresa è iniziata nel terzo trimestre del 2013. Si è verificato un leggero miglioramento dei nuovi ordini ricevuti, soprattutto esteri. Markit spiega che tra i singoli Paesi Irlanda, Spagna e Paesi Bassi hanno riportato forti miglioramenti, mentre Austria e Grecia modesti. A dicembre e per il quarto mese consecutivo, aumentano i livelli occupazionali del manifatturiero, con nuovi posti di lavoro in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Irlanda e, con il primo aumento in sette mesi, in Grecia. Di contro, aumentano i tassi di contrazione in Francia e in Italia. Grazie all’attuale riduzione del prezzo del petrolio rimane debole la pressione sui costi.
“Ancora una volta – commenta Chris Williamson, capo economista di Markit – le imprese manifatturiere dell’Eurozona hanno segnalato una stagnazione dell’attività. La crisi in Ucraina ha incrementato l’incertezza economica. Se tutto va bene dovremmo osservare una crescita maggiore durante i prossimi mesi. I costi minori, collegati al crollo del prezzo del greggio, stanno aiutando e aumentano le speranze di stimoli politici più aggressivi da parte della Bce”.
Nel dettaglio dell’Italia, la contrazione è rappresentata da un indice Pmi manifatturiero a 48,4 punti, il punto più basso dal maggio del 2013. A dicembre, il Belpaese ha visto il terzo mese consecutivo di calo. Il problema è che i tassi di contrazione della produzione, dei nuovi ordini e dei livelli occupazionali hanno accelerato. “Uno dei lati positivi dell’ultima indagine è rappresentato dalla crescita continua dei nuovi ordini dall’estero ad un livello che è stato in continua crescita mensile durante gli ultimi due anni, l’incremento di dicembre è stato elevato anche se è risultato leggermente inferiore rispetto a quello del mese precedente”, dice Markit. Negativo invece il commento dell’economista Phil Smith, che sottolinea come il calo degli ordini lasci presagire una nuova contrazione degli indici in futuro. repubblica.it