Seduta pomeridiana del consiglio che inizia con l’intervento del capogruppo dei Ds, Sergio Barbaro che rimarca il lavoro svolto. Un lavoro nel corso del quale non sono mancate difficoltà a causa di un percorso caratterizzato da discussioni aspre. L’esponente dei Ds non manca di sottolineare come il discorso, definito da alcuni verticistico, non sia stato tale. Per tutti “…l’approvazione del Piano rimane il grande obiettivo”. Barbaro non manca di sottolineare come questo non sia il momento delle modifiche. “E’ doveroso esaminare le osservazioni e, laddove vangano accolte, è necessario anteporre l’interesse della collettività a quello del singolo. Non dimentichiamo che questo è il Piano di 55mila persone. Avellino oggi è più un insieme di case che una città… E’ importante non accettare i criteri che lo stravolgono. Siamo accusati spesso, e lo ha dichiarato anche Enza Ambrosone nel suo intervento, di assumere atteggiamenti ideologici. Tale definizione la intendiamo come un complimento”. Sembra dire: se l’ideologia vuol dire sollevare un problema come quello dell’area urbana, questo è segno di responsabilità. “La stessa legge regionale individua le zone agricole come aree da tutelare. Modificare l’indice delle cosiddette ville con giardini significa aumentare la cubatura edilizia. Siamo preoccupati che nuove opere di urbanizzazione possano cadere sull’amministrazione”. Chiaro e conciso l’intervento del capogruppo della Quercia che senza mezzi termini dice la sua. Segue l’attesa relazione del senatore Nicola Mancino che, dopo un lucido excursus sulla ‘storia’ che ha visto l’elaborazione del Piano Urbano Cagnardi, precisa come “…il Puc dovrebbe avere una diversa e più alta ambizione: gestire il territorio all’interno di possibili trasformazioni, specie dal punto di vista delle attività turistiche… Questi due giorni hanno dimostrato che le dichiarazioni di sfiducia che si adottano in conferenza di capigruppo sono destituite di fondamento”. L’ex presidente del Senato si collega ai momenti della vita della città che l’hanno vista alle prese con un programma post-bellico in cui “…lo strumento era ingabbiato. Poi l’approvazione del Petrignani uno, quello dell’amministrazione Aurigemma che aprì il dialogo alla sinistra di ieri e non di oggi, proprio sulla questione urbanistica… Approvai il primo strumento di carattere generale”. Una ricostruzione per precisare “…che il tempo fa dimenticare vizi e virtù, specie quando prevale la polemica dei gruppi… Ci portiamo dietro una condizione di insufficiente cultura del territorio dal 1952 in poi. Abbiamo avuto cura della superficie, anche del centimetro quadrato. L’amministrazione che non approfondisce il fattore del territorio è all’antica. Nel 1970 abbiamo avuto la costituzione di un ufficio di piano per la gestione dei momenti attuativi del Petrignani. Gli insediamenti nei quartieri 1, 4, 5 e 9 avevano il pregio di una fantasia urbanistica di grande valore”, merito al Consigliere Iannuzzi che ebbe un ruolo importante nell’urbanistica. Mancino non manca di fare cenno alla vicenda che vive Avellino, “…violentata dalla furia del terremoto. Prima di quella fase stavamo discutendo la Legge 478 per mettere mano alla instabilità degli edifici”. Dal Petrignani uno al nuovo Puc. “Mi chiedo perché, escludendo gli addetti ai lavori, quelli che si sono cimentati nella ricerca di un progettista sono stati poi gelosi della sua opera. Il progettista ha bisogno verificare la sua idea, in modo da dare contributo ed integrazioni di correzione. … Non ho visto questo grande dibattito che avrebbe dovuto portare alla città anche proposte rivoluzionarie. Non sono un rivoluzionario ma una persona di equilibrio istituzionale. Il Puc è approvato da alcuni consiglieri osannanti e da altri super critici. Se dovessi ascoltare l’opposizione troverei autentico il discorso dell’avvocato Benigni”. Il senatore non manca di bacchettare “…chi ha contrastato il Cagnardi 1 e che si è preoccupato di mettere in evidenza i punti negativi di un impianto che aveva del dirigismo nella smagliatura del territorio. Siamo una piccola città che ha bisogno di guardare al futuro oltre che al passato ma sempre con i piedi per terra, perché si tratta di capire se la maglia sia troppo stretta o troppo larga su un corpo non ancora prefigurato. Ogni Puc può danneggiare o favorire, è qui che entra in gioco il ruolo dell’amministrazione che ha il compito di mediare”. Una sottolineatura per chi, l’opposizione si intende, ha rimarcato come il Cagnardi 1 fosse un grande disegno. “Se c’era questo grande disegno come mai l’autore del luogo (Di Nunno, ndr) non l’ha portato fino alle estreme conseguenze. Di Nunno poteva dimettersi un mese dopo”. Dalle bacchettate alle constatazioni: “Ciò che non condivido è che si è detto che la perequazione sia stata traferita nella legge regionale. Non è così”. Un riferimento, poi, al momento che ha visto la bocciatura della variante anticipatrice e ancora “…il Q9 che venne messo in disparte negli anni 70 e 80 e che aveva trovato una soluzione nel Petrignani due perchè volevamo evitare la ghettizzazione. Questo era il concetto del riequilibrio e non della speculazione. Ad oggi il Q9 non conosce il suo futuro”. Nello specifico il senatore precisa come nel Puc ci siano molte novità e come le torri non gli piacciano. Come sia necessaria una norma regionale che costringa i comuni a fare i conti con territori più ampi. E ancora Mancino ritorna sulla perequazione mettendo in evidenza la differenza tra il Cagnardi uno e due. “Mi dispiace che Cagnardi sia venuto ad Avellino quasi trionfalisticamente”. Sulla rete cinematica: “E’ un arrangiamento della città di Avellino”. E poi un’altra stoccata: “Non percorro la strada della fantasia. Nel piano c’è qualcosa di nuovo… ma utilizzando uno strumento bellico dico che se ci sono le bombe c’è anche il disinnesco altrimenti scoppia l’amministrazione e scoppia la città”. “Sulle lottizzazioni abbiamo fatto diversamente? Sono convinto che sul Q9 ci siano forti speculazioni. Come mai una lottizzazione passa e un’altra no?”. Un interrogativo a cui segue un monito: “Le regole devono essere uguali per tutti. Sul Q9 non penso che si possa accettare la scelta del progettista”. Poi l’invito all’opposizione: “Non c’è alcun desiderio di aggredire il territorio… Non c’è bisogno di fare un’ammucchiata. Occorre rivedere questo atteggiamento (Si vocifera di un abbandono dell’aula da parte della minoranza nel momento dell’approvazione, ndr)”. Un appello alla responsabilità che sia linea guida per Il Puc dell’amministrazione Galasso e dunque di tutta la città. (t.lomb)
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