Avellino – Riceviamo e pubblichiamo la nota trasmessa dall’ex assessore provinciale della Giunta De Simone, Luigi Mainolfi che, tra i vari argomenti, si concentra in particolare sul dibattito aperto in merito all’abolizione delle Province e delle Comunità Montane.
“Durante il mio percorso politico, ne ho sentite di tutti i colori e nei vari campi. Contraddizioni di ogni tipo, non solo tra il prima e il dopo elezioni, anche tra un’elezione e l’altra. Gli esempi più eclatanti sono relativi al sistema elettorale, alle istituzioni territoriali e all’età pensionabile. Ho ancora nelle orecchie espressioni del tipo “bisogna far posto ai giovani, perciò mandiamo in pensione quanti più ne possiamo”. Oggi le stesse persone propongono di ritardare il pensionamento. Erano fessi ieri o sono fessi oggi? Sul sistema elettorale, abbiamo assistito a cambiamenti repentini, causati non dall’interesse del Paese, che consigliava di valutare la storia politica e culturale, ma dal mero calcolo di potere. L’argomento, che meglio chiarisce le caratteristiche della classe politica italiana, è “abolire o no le Province e le Comunità Montane?”. Ho notato che le sentenze vengono emesse senza partire dalle esigenze del territorio e senza cercare di capire quale organizzazione sia più adeguata. Un Ente territoriale ha come scopo primario il miglioramento delle condizioni economiche, sociali e civili delle popolazioni. Tutto il ragionamento che Rossi-Doria fece per dimostrare che la naturale emarginazione delle zone montane sarebbe aumentata senza uno strumento di programmazione nelle “mani dei montanari”, non è conosciuto o negligentemente trascurato. Si dice che non hanno dato un buon risultato, condannando, per vigliaccheria, lo strumento, invece di avere l’onestà di ammettere di non aver saputo scegliere chi doveva adoperarlo. Coraggio che manca anche per ammettere che con la Legge n 142, si commise un sacrilegio, trasformando un Ente di Programmazione in un Ente di governo, tra il Comune e la Provincia. Per me, le ragioni che furono alla base della Legge n.1102 sono tuttora valide. Sarebbe utile far fare agli aspiranti amministratori una rinfrescata culturale. Potrebbero invece essere eliminate quelle che coincidono con altri Enti, come i Parchi. Veniamo alle Province. Nel corso degli anni, mentre si invocava la loro eliminazione, sono passate da 91 del 1947 a 109 di oggi. Ci sono esempi osceni, come il caso di Tortoli e di Lanusei, che hanno una popolazione, rispettivamente, di 10.661 e di 5.699 abitanti. Anche per le Province, si confonde l’ignoranza dei manovratori con la macchina da manovrare. Se ci sono Amministrazioni Provinciali virtuose e Amministrazioni vergognose, dipende dalla qualità della politica delle varie Province. Se c’è una cosa da cambiare è il sistema con il quale vengono eletti i Consigli Provinciali. Quello attuale, non su base provinciale, fa prevalere il clientelismo e la “bonomia” e ogni consigliere pensa al piccolo interesse paesano, per apparire benefattore, che è il contrario dell’uomo politico. Perciò, abbiamo avuto non un piano di sviluppo provinciale, ma la sommatoria di tante “cacatelle” (ricordo una vignetta su Andreotti). Immaginiamo, e finisco, una Regione Napolicentrica senza le Province e senza le Comunità Montane. Cosa succederebbe? Se si alza il livello della vera politica anche gli strumenti saranno suonati da artisti e sentiremo una bella musica”.
