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Una graffiante satira delle ipocrisie e del perbenismo borghese. Un grottesco con tanto di triangolo, in cui si mescolano, per quieto vivere, sesso e ipocrisia sociale. Scritta nel 1919, questa che Pirandello stesso definisce un apologo, dà, rileggendola oggi, la possibilità di centrare il quesito: è diversa la Bestia perché “diversa”, o sono Bestie tutti coloro che la considerano tale? Protagonista il professor Paolino (l’Uomo), un rispettabile insegnante che ingravida la virtuosa signora Perella (la Virtù), durante una delle frequenti assenze del marito (la Bestia). In un susseguirsi di scene non prive di angosciosa suspense per i due amanti, emerge perfidamente la vis comica pirandelliana.