Il movente: “Trae piacere dalla mortificazione del prossimo”, ha scritto il gip nell’ordinanza d’arresto, precisando che non si esclude la volontà della donna di “liberarsi dei pazienti di difficile gestione”. Le foto choc, costate alla Poggiali il licenziamento e l’accusa di vilipendio di cadavere, sono state scattate con il telefonino da una sua collega, Sara Pausini, indagata pure lei per gli scatti. Che ha spiegato ai carabinieri di Ravenna: “La Poggiali mi chiese di accompagnarla nello stanzino dove vengono portati i pazienti deceduti. Lei era particolarmente euforica e voleva fare una foto vicino al cadavere (pare fosse una sua paziente, ndr ). Io non ebbi il coraggio di contraddirla, anche perché lei è un tipo vendicativo. Avevo paura e soggezione della Poggiali e non volevo avere difficoltà con lei. Era solita dare purganti ai pazienti, anche solo per mettere in difficoltà le colleghe che subentravano al suo turno. E così ho esaudito il suo desiderio”.
Il suo avvocato, Stefano Della Valle, sostiene che la donna distesa sul letto ritratta nelle foto non fosse deceduta. A smentirla c’è però la collega: “Le ho fatto gli scatti assieme al cadavere”. Torchiata dagli inquirenti con gli altri dipendenti dell’ospedale, la Pausini descrive Daniela Poggiali come grande lavoratrice: “Non l’ho mai vista sbuffare, lamentarsi o stanca. Con le colleghe litigava spesso perché svolgeva mansioni che non le spettavano. Era brava nel suo lavoro”.