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“Ad Avellino non basta vincere. No. Non basta. E se perdi sei finito. Funziona così. Roba da brividi. Roba che non serve. Ma vale la pena perdere un pò di tempo per spiegare, a chi non l’avesse capito, che l’Avellino, questo Avellino, non ha bisogno di cornacchie – dichiara -. E non ha bisogno di opinioni, per quanto inutili ma dannose, che rischiano di rompere il giocattolo. Dopo la sconfitta di Crotone si è scatenato il putiferio. Accade che Rastelli, fino ad ora artefice di un miracolo, passi per l’allenatore più scarso della storia del calcio internazionale. Accade che Seculin, ottimo ragazzo e serio professionista, passi per un portiere inutile, che fa perdere la sua squadra (manco fosse l’ultimo arrivato). Accade che Millesi (per me tra i migliori in campo ma tanto io di calcio non ne capisco una mazza) passi per l’unico colpevole delle scorribande impazzite di un super Bernardeschi.
Questo è Avellino. Questa è l’Avellino. Questa è la città. Ma questo non è calcio. Perché poi a parlare e puntare il dito – prosegue – sono quelli che allo stadio non ci sono andati. Che hanno visto la partita per tv. Magari non hanno manco il 52 pollici: quello ti permette, almeno, di vedere un pò l’ampiezza. Ti permette di capire le sensazioni. Bisogna andare in fondo al problema. Ringrazio il Patreterno per aver fatto perdere il Palermo. Ha perso in casa 1-2 contro il Latina. E contro i gufi l’Avellino è rimasto terzo in classifica. Con un ko. Ma questo è superfluo, è un dettaglio. Perché continuano ad avere un allenatore che non capisce di calcio, un portiere che non sa uscire, un capitano che a 34 anni corre a vuoto, una squadra che non ha cuore. Sono falsità, le stesse falsità che non sentivo quando nel 2009 qualcuno ometteva di dire che Pugliese stava accompagnando l’Us Avellino, a braccetto, al camposanto. La dobbiamo smettere di attaccare alla prima sconfitta. Dobbiamo smetterla di pensare che dietro ogni ko vanno individuate le colpe. A Crotone ho visto un Avellino bello, un Avellino vivo, un Avellino che ha lottato per la maglia – precisa il giornalista -. E l’ha sudata, onorandola fino alla fine. Ma ci siamo già dimenticati dell’ascensore. Ci siamo già dimenticati che in B noi eravamo etichettati come la barzelletta d’Italia. Ci siamo dimenticati della nostra storia. O meglio, ci siamo dimenticati che l’Avellino, finalmente, e grazie a Dio, quest’anno, ha trovato 20 calciatori che lottano come leoni. Che onorano i colori, onorano la città, onorano la provincia, onorano l’essere irpino. Ma non quello polemico, quello che si lamenta, quello che “professoreggia” quando le cose vanno male. No, quelli sono all’angolo. E ci resteranno per parecchio perché verranno condannati. Dico solo che bisogna salvaguardare questo gruppo, al di là degli errori anche grossolani (ma a Crotone non ne ho visti) che possono essere commessi durante una partita di pallone. Si, il pallone, proprio quello. Non il calcio. Il calcio, permettetemi, è un’altra cosa. Siamo e restiamo provinciali. Fino a quando questa cultura del sospetto, del complotto e dell’inganno non andrà via, resteremo sempre provinciali. Questa squadra può andare in A. Magari con l’aiuto della società che a gennaio dovrà dare a Rastelli quello che ha tolto in estate. Un rinforzo per ogni reparto: dico quattro. Ma senza grandi nomi. Spero che De Vito riesca a trovare il nuovo Arini, il nuovo Galabinov. I nomi lasciamoli agli altri. A Rastelli e alla squadra dico di stare tranquilli. Il 90% è con voi. E sarà al vostro fianco anche in caso di sconfitte. Questa maglia va sudata e supportata. Sempre. Nella gioia e nel dolore.
Un appunto: quando negli ultimi minuti allo Scida i tifosi di casa hanno intonato “Chi non salta è di Avellino”, io ho sorriso. Perché da lì capisci che per loro era la partita della vita, per noi una partita. Come le altre. Magari da vincere e da non perdere. Ma nel gioco del pallone, non del calcio, ci sono cose che non puoi controllare. Noi il nostro “allenatore nel pallone” ce lo abbiamo. Rastelli come Oronzo Canà. Non ci faccia caso mister. Si vada, se può, a rivedere quel film. Si costruiscono i miracoli in quella storia. Si fanno i miracoli. Ma non non siamo in serie A. Ci dobbiamo andatre a testa bassa, a testa china. Senza avere il timore di dichiararlo. Poi magari il sogno non si avvererà. Ma tentateci fino alla fine. E a gennaio chieda e le sarà dato. Ma fino a gennaio, continuate a randellare. Magari a vincere. E se perdete, va bene lo stesso. Solo in quel caso, ma solo in quel caso, le verrà dato dell’incompetente. Lei sorrida. Sempre. Come ha fatto a Crotone. Ha il 90% dei tifosi dalla sua parte. Il 10% è normale: fa parte del gioco. Qualche brontolone lo trovi sempre sulla tua strada. Anche se stai andando in serie A. Ma quello salirà sul carro, si metterà in posa e dirà: “Io lo avevo detto”. Ci penseremo noi, poi, a tirarlo giù e farlo cadere muso a terra. Adesso il Cesena. Sotto a chi tocca. Sotto con il sacrificio e il sudore. E ascolti la Curva Sud. Quella è l’unica autorizzata a parlare. Il resto fa parte del contorno. Che piaccia o no, il contorno, nella vita, non ha mai contato. Se non per allentare la fame, in attesa della grande abbuffata. Ecco quella. proprio quella. Mister lei Avellino ormai lo conosce bene. Vada avanti. Sempre. Con forza. E con onore” – conclude -.