L’opinione di… Leonardo D’Avenia: “Rastelli allenatore versatile”

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Da “Il Biancoverde” n. 10 del 25/10/2013

“Un avvio di stagione, quello dell’Avellino, che ha sorpreso diversi addetti ai lavori, ma non chi segue da vicino le sorti del lupo da anni – dichiara il giornalista sportivo di Primativvù Leonardo D’Avenia al quale abbiamo dedicato, questa settimana, la rubrica “L’opinione di…” – Il quarto posto in classifica è il naturale frutto di una programmazione iniziata quattro anni fa, quando la famiglia Taccone raccolse le ceneri di un’Avellino calcistica, fortemente provata dall’onta di un fallimento. “Torneremo sui palcoscenici che ci competono in sei anni”, con queste parole Walter Taccone cominciò la sua esperienza al timone della neonata Avellino.12. Negli anni poi la denominazione è cambiata, diventando l’odierna As Avellino 1912, ma non sono mutati gli obiettivi, centrati, anzi, con ben due anni di anticipo. Dai campi polverosi della Serie D alla Serie B il passo è stato breve ma tortuoso, e soprattutto esoso per le tasche della società. Due ripescaggi, un campionato di assestamento in Prima Divisione e quello trionfale dello scorso anno, culminato con la promozione nel campionato cadetto. Un torneo – prosegue uno dei conduttori della trasmissione Contatto Sport – contraddistinto, dalla prima all’ultima giornata, da un entusiasmo dilagante della piazza. Quello stesso entusiasmo che sta mettendo le ali a questa squadra. Perché sì la società ha fatto i suoi sforzi e ha i suoi meriti, ma in campo ci vanno i calciatori, scelti egregiamente da Enzo De Vito, irpino doc. Non è mai semplice essere un profeta in patria, eppure il direttore tecnico dell’Avellino ci sta riuscendo. Nel suo silenzio di questo inizio di stagione (non si hanno infatti sue dichiarazioni dalla presentazione di Abero ad inizio settembre), nasconde tanto. La soddisfazione, indubbiamente, per aver costruito una squadra in grado, per ora, di meritarsi i complimenti di quanti, al “miracolo Avellino”, non ci credevano. Il vero punto di forza di questa squadra è il collettivo, lo si è sempre detto, e anche qui il merito è anche di chi, in sede di mercato, non cerca il nome altisonante o “vecchi elefanti” (cit.), ma soprattutto cerca uomini che siano tali in campo, ma soprattutto nella vita. La società, nelle figure di Enzo De Vito e del direttore generale Massimiliano Taccone, fino a quando è rimasto ufficialmente in carica, ha capito l’importanza di uno spogliatoio solido e un gruppo coeso, e ha ben pensato di non rivoluzionare la rosa, ma semplicemente di puntellare i reparti e sostituire i calciatori in esubero. Pochi acquisti, ma mirati – asserisce il giornalista D’Avenia -. Alcuni ancora non hanno espresso a pieno il loro potenziale, altri contro le più rosee aspettative stanno esplodendo. L’Avellino si sta confermando una vera fucina di talenti, non solo giovani che si sono vestiti d’azzurro, o altri che girano nell’orbita della nazionale, ma anche talenti provenienti da categorie inferiori, che si affacciano per la prima volta sul grande palcoscenico della Serie B, recitando una parte da protagonisti e dimostrando di meritarsela questa categoria. Ma il collante che, più di tutto e tutti, tiene uniti i pezzi di questo mosaico – ammette – è l’allenatore di questa realtà calcistica: Massimo Rastelli. Il trainer di Torre del Greco ha deciso che lo spogliatoio dovesse essere la sua seconda casa, e l’Avellino la sua seconda famiglia. Quando nel 2006 lasciò da calciatore Avellino, in molti stentarono a credere che sarebbe tornato sei anni dopo da allenatore in questa piazza. Massimo Rastelli, tra lo scetticismo di molti è riuscito, al primo colpo, a portare i lupi nuovamente in Serie B, dimostrando di essere un allenatore moderno, versatile ed eclettico, capace di saper leggere le partite, e di non fossilizzarsi su un modulo (passando dal vincente 4-4-2 al 3-5-2 di quest’anno). Squadra, allenatore e società, un’Avellino formato Serie B, che sta sorprendendo addetti ai lavori ed esperti, che sta accumulando complimenti, ma soprattutto punti per centrare il prima possibile la salvezza, e non ripetere “l’ascensore” che ha contraddistinto gli scorsi campionati in cadetteria. A corollario di tutto questo, ci sono sempre gli encomiabili ed instancabili tifosi biancoverdi, che ora come non mai sventolano con orgoglio e passione quei vessilli, alcuni, intrisi ancora della polvere dei campi di Serie D, e pronti a gioie e patire per le sorti di un lupo che dalla polvere è rinato, e questa categoria non vuole più lasciarla, se non per guardarla dall’alto, nell’Olimpo del calcio italiano” – conclude -.

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