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Questa settimana, la rubrica “L’opinione di..” è dedicata al giornalista sportivo Giuseppe Giannelli.
“Non ho la minima idea di come finirà il 2014, anche se dopo la sfida con il Crotone una me la sono fatta, anzi due, dettate dal cuore e dalla ragione – dichiara – . Quando meno te lo aspetti questo gruppo ritrova leggerezza ed autorevolezza e voglia di vincere e ti costringe di nuovo a sognare. Ma di questo parleremo poi. Ora vorrei ricordarvi e ricordarmi una stagione del tutto straordinaria, una di quelle annate che gli amanti del Taurasi non esiterebbero a definire eccezionale e che qui ad Avellino non ci capitava dai tempi dei play off col Napoli.
Numeri incredibili, una lunghissima cavalcata, condita da tredici vittorie, otto pareggi, una promozione diretta in serie cadetta, una Super Coppa di Lega Pro, tre passaggi di turni in Coppa Italia e non ultimo un girone di andata in cadetteria che ha portato sugli scudi una matricola terribile che ha incantato l’Italia calcistica per la brillantezza delle prestazioni e per l’autorevolezza con cui è riuscita a violare campi “impossibili” come Empoli o Brescia. Eppure – continua Giannelli – il 2013 non era nato sotto una buona stella. I lupi crollano inspiegabilmente e senza attenuanti a Pagani sotto una valanga di goal impietosamente sottolineati dalla televisione di stato. Ma ad invelenire l’ambiente sono le vecchie ferite sull’assegnazione del Logo che spacca in due il tifo organizzato. Eppure è proprio a gennaio con il ritorno di Zigoni e l’acquisizione di Mariano Arini che si comincia a pensare in grande alla costruzione di un meccano ben oleato in tutte le sue parti.
Il pari imposto dal Perugia al “Renato Curi” dove i lupi diedero addio alla serie cadetta con l’Albinoleffe fa ritornare i vecchi fantasmi .Ma niente paura! La folle corsa dei nostri costringe prima il Viareggio, poi il Sorrento dell’ex Bucaro e la Nocerina dell’ex Auteri ad inchinarsi ai nuovi padroni del campionato. Rimonta decisiva anche a Gubbio, dove il Presidente si innammora perdutamente di Galabinov – ironizza -.
Va male col Latina ma decisiva diventa la valanga di goal con cui viene spazzata via l’Andria. Ormai per la B è solo questione di dettagli. A Catanzaro va come deve andare e finalmente si fa grande festa in casa col Pisa,in una gara del tutto irrilevante. Prima di chiudere la stagione, Rastelli si toglie un’altro sfizio, quello di strappare al Trapani dell’eterno rivale Boscaglia il Trofeo della Supercoppa di Lega Pro. Non c’è tempo per cullarsi sugli allori .Tra incertezze societarie e lavori improcrastinabili allo stadio, il presidente Taccone si butta a capofitto nella nuova avventura, deciso a trovare le mosse giuste per renderla quanto meno avventurosa possibile. Confermati allenatore e direttore sportivo, si decide di non smantellare ed il progetto parte con la definitiva valorizzazione di gente preziosa come Zappacosta, Bittante, Arini, Izzo, D’Angelo, Millesi, Castaldo e Angiulli, supportati dall’inserimento di due estremi difensori di valore, da due difensori di esperienza come Pisacane e Peccarisi, da Schiavon, mediano di quantità, e da un fantasista come Romulo Togni. Per l’attacco un volto nuovo: il bulgaro Galbinov, su cui il Presidente è disposto, ed ha ragione, a mettere la mano sul fuoco. Scelte quasi tutte indovinate che sotto la sapiente regia di mister Rastelli diventano fondamentali per riportare entusiasmo e passione in un ambiente scettico ed ancora choccato dal fallimento della precedente società. Da agosto a dicembre tutto funziona a meraviglia, ad eccezione della sfida col Palermo dove l’Avellino ci capisce poco o nulla.
Terracciano,una saracinesca; una difesa dove Zappacosta incanta mentre Bittante ed Izzo impressionano per la loro crescita,la sorprendente idea di Rastelli per un centrocampo di mediani dove si coniugano perfettamente qualità e quantità, la straordinaria efficacia offensiva di Galabinov, supportata dalla tecnica e dall’esperienza di Castaldo e Millesi fanno il resto. E si arriva in dicembre allo Juventus Stadium dei campioni d’Italia, un premio più che meritato per un gruppo che darà il meglio nelle tre successive gare con Modena, Reggina e Padova, portando a casa sette punti per chiudere in bellezza un indimenticabile 2013.
E qui finiscono le gioie. La pausa invernale interrompe l’incantesimo. Eppure poteva servire per ridare fiato a chi era a corto di benzina. Il girone di ritorno in cadetteria, è cosa risaputa, è tutt’altro campionato – precisa Peppino -. Gli avversari si rinforzano, si assestano, si compattano, e difficilmente concedono delle amnesie o dei regali o si permettono di sottovalutare l’avversario.
Chi per obiettivi ambiziosi, chi per navigare in acque tranquille, chi per disperati tentativi di sopravvivenza, fatto sta che tutti lottano al limite delle proprie energie. Il mercato, senza rompere equilibri consolidati, avrebbe potuto regalare energie nuove per le invenzioni tattiche di Rastelli. Non è andata così, anche perchè per fare spazio ai nuovi era nelle intenzioni di accasare altrove elementi non più indispensabili come Abero, Massimo e Soncin. Di rinforzi veri, a parte Ciano, vuoi per infortuni, vuoi per modestia tecnica, quasi nulla. Era, dunque, inevitabile, che il centrocampo scoppiasse e la squadra falcidiata da una teoria infinita di infortuni ne risentisse.
L’Avellino attuale sembrava a pezzi, sfiduciato, sfibrato, ma è bastata una prestazione super da veri lupi in condizioni climatiche impossibili a dimostrare che non tutto è perduto. L’orgoglio infinito è tornato e se concretezza e concentrazione resteranno inalterate nelle prossime sei sfide allora ne vedremo delle belle. Ma se poi dovesse andar male, c’è veramente poco da drammatizzare. Il primo, e forse l’unico e vero obiettivo, è stato centrato con largo anticipo. La B ce la teniamo stretta con un immenso grazie a tutti. Dal presidente al magazziniere per averci creduto, per averci regalato dodici mesi ad altissimo livello con una stagione spettacolare e per averci fatto di nuovo accarezzare il sogno di una missione impossibile” – conclude -.