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Lo stupore di Lerner su De Mita alla presentazione della lista Bindi

Avellino – Una politica che degrada in clan e potentati. Una dinamica in cui ci si ammala spesso di decisioni di corrente. Leader incapaci di gesti di solidarietà e senso di comunità ma troppo attenti, al contrario, a maturare rancori e senso di competizione: il quadro della politica italiana esposto da Gad Lerner ha un solo antidoto, il Partito Democratico. E un solo nome: Rosi Bindy. Una dialettica senza troppi fronzoli, quella del giornalista de ‘L’Infedele’, che questa mattina ha raccolto l’attenzione dell’opinione pubblica in compagnia di Luisa Cavaliere (giornalista e capo staff dell’assessore regionale D’Amelio), Amalio Santoro e Felice Rubinaccio concentrandosi sulle aspettative ma soprattutto sui dubbi – non tutti sciolti – della nuova figura pronta ad affacciarsi sulla politica italiana. Alla base del sostegno garantito alla Bindy un principio inconfutabile: la libertà. Perché è questo che i sostenitori hanno decifrato nella sua decisione. E non solo nella sua. E in questo caso si tratta di una libertà che concede anche la velleità di poter, qualche volta, “parlare da snob”: “Uno dei grandi lussi che può permettersi un fortunato benestante come me è l’andare in giro per l’Italia a dire liberamente ciò che pensa”. E anche il concetto è chiaro: “Anche un uomo guardando attentamente ai bisogni della società è perfettamente in grado di capire che una donna alla guida del Pd sarebbe un bene per tutti”. Anche se ancora una volta il gentil sesso è indubbiamente penalizzato: nell’assemblea dei 45 è un dato di fatto che le donne siano 19 di cui – secondo Lerner – solo tre con effettiva capacità di vittoria. Ma la prospettiva appare ancora più drastica se si pensa di dover affrontare uno dei difetti maggiori dell’attuale politica: l’incoerenza. Sarebbe questa defaillance a non permettere all’attuale classe dirigente di essere all’altezza della sfida lanciata dalla società. Senza tralasciare, poi, l’esistenza di “partitini” che con la forza di piccole percentuali pensano di potersi confrontare con una politica diversa. Il Pd, dunque, sarebbe in questo contesto una vera e propria forma di reazione: “I piccoli partiti – ha spiegato – sono costretti a soggiacere al gioco di sponda”. Una dinamica “deleteria” a cui può sottrarsi un grande partito che, al contrario, “può permettersi di guardare tutto questo dall’alto in basso”. ‘Colpo gobbo’ anche per l’on. Ciriaco De Mita: “Quando l’ho incontrato in un pubblico dibattito in Irpinia (novembre 2006,ndr) al contrario di me si scagliava con tutte le sue forze contro il Pd. Dopo pochi mesi lo ritrovo ad Avellino ed ha già ‘le mani in pasta’”. Ironia della sorte, oggi De Mita “gioca da leader ed io rischio di essere in minoranza. Niente di più che un eretico”. Questa l’analisi di una politica troppo incline ai repentini cambiamenti, mutamenti che a volte “sconvolgono” e che hanno generato situazioni che fino a qualche tempo fa sarebbero apparse paradossali: “Se cane e gatto stanno insieme intorno ad un accordo di potere dipende da regole che noi stessi abbiamo costruito con lo scopo di voler dare a tutti i costi spazio a chicchessia”. Ed oggi ci troviamo di fronte “ad un Governo che arranca e che dispone di una maggioranza risicata e di strumenti inadeguati rispetto alle necessità”. In questo contesto il Pd “nasce con 10 anni di ritardo a causa di ‘problemi di resistenza’. Grattacapi generati da un parlamento in cui ci sono troppi pochi di buono”. Ma inutile sperarci: il cambiamento della classe dirigente è faticoso se non inaudito. “Da solo nessuno al mondo si taglia i privilegi. Per questo occorre una forte spinta esterna”. Dunque i tempi del Pd, dopo una stasi apparentemente ingiustificata, sarebbero stati accelerati semplicemente ‘per correre ai ripari’. “Questa è l’ultima possibilità che abbiamo ma sono scettico. L’unica speranza che ho è Rosi Bindi, la più generosa novità che abbiamo di fronte. L’avrei voluta più spregiudicata ma se non altro è una donna libera”. Insomma, secondo Lerner questa è la sfida “di una donna che ha deciso di rischiare in proprio, senza essere spalleggiata dal partito”. Insomma, l’esempio vivente, e peraltro al femminile, di ciò che il Pd dovrebbe diventare. (di Manuela Di Pietro)

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