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Gli interventi
Paolo Saggese: “Siamo pronti ad affrontare il terzo circuito di un itinerario geografico e culturale, rispettandone le linee-guida prefissate. E a completare un discorso, nel nome della poesia. Una scelta letteraria e di vita che ci vede ancora protagonisti in un’iniziativa prismatica che vuole coinvolgere Istituzioni, scuole, rappresentanti del modo accademico, critici ed autori. Il percorso, ricco di suggestioni, indica anche la volontà e la coscienza di fare chiarezza. Uno sguardo curioso e scarnificatore – umano ed umanista – dentro la poesia meridionale, comprensivo di ogni regione, rispettoso di ogni diversità di temi e di stile e, senza alcuna sordità, disponibile ad ogni ampiezza di voce. Consacrata o anonima; squillante o afona; corale o solitaria. Lo facciamo senza trionfalismi, pronti a sostenere l’impegno di una scelta e a rinnovare la sfida per sfrondare ogni ‘siepe’”.
Giuseppe De Mita: “Siamo di fronte ad una delle manifestazione più rilevanti da punto di vista culturale sotto un duplice aspetto. Il Festival ha innanzitutto il sapore della rivendicazione, la voglia di riscatto dalla marginalizzazione in cui è stata relegata la poesia del Sud, localizzata in un non luogo. Inoltre abbiamo a nostra disposizione un mezzo per recuperare la dimensione poetica del nostro vivere. Oggi si parla sempre di istituzioni. E le istituzioni sono schiacciate in una dimensione prosaica, fangosa. Oggi ci viene offerta invece la possibilità di riflettere sul senso del vivere in questi luoghi. Proprio per questo in quanto istituzioni abbiamo l’obbligo di aiutare chi ha idee ad occupare il proprio spazio di visibilità”.
Francesco Barra: “La valenza culturale e civile della manifestazione si presenta da se. Tre sono le dimensioni fondanti: una culturale-letteraria generale, una civile meridionalista ed un’altra di attualizzazione. Perché si vogliono promuovere le forze poetiche che oggi sono presenti sul territorio”.
Luigi Mainolfi: “Oggi si avverte l’esigenza di educare alla cultura, processo fondamentale ai fini dello sviluppo. In questo modo si ricavano vantaggi che si ripercuotono nella società generando un circuito virtuoso. In Irpinia non è mai stata data abbastanza importanza a queste risorse. Con questo Festival ci viene offerta invece la possibilità di evitare che le nostre risorse intellettive si trasferiscano altrove e l’arte verrà sviluppata in loco”.
Giuseppe Del Giudice: “Una intuizione felice: affrontare in maniera organica la poesia del Sud. Il festival mette insieme una quantità di elementi utili e di larghissimo respiro. Quest’anno, infatti, attraversa cinque comuni tra cui Avellino che deve riappropriarsi del ruolo e dell’identità di centro culturale. Le istituzioni devono accompagnare questo ed altri processi similari senza essere sempre protagonisti”. (di Manuela Di Pietro)