Avellino – La poesia del Sud e… per il Sud: le radici irpine, la riappropriazione di una identità smarrita nei meandri del tempo, il sapore di una tradizione culturale ma anche di vita riecheggia nella manifestazione organizzata dal comune di Nusco, dalla Provincia di Avellino e dal Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud a partire dal prossimo 29 settembre. Il tutto presentato questa mattina a Palazzo Caracciolo dai promotori per eccellenza Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano. Con loro, al tavolo, il coordinatore provinciale della Margherita Giuseppe De Mita, il sindaco di Nusco Giuseppe Del Giudice, l’assessore provinciale Luigi Mainolfi, l’assessore alla Cultura Francesco Barra e il sindaco di Monteverde Francesco Ricciardi. Insieme per dimostrare una rinnovata attenzione verso il ‘locale’, veicolo per proiettare nel futuro le tradizioni di una terra ricca di cultura e di dignità propria, fattore che con il tempo sta oscurando i suoi connotati. Ma il vero proposito è quello di far riappropriare la poesia del Sud del ruolo che le compete a livello nazionale, contro una insana forma di marginalizzazione divenuta dinamica portante del contesto letterario. Un processo che sta mortificando la produzione poetica locale e non ne consente la diffusione che le spetta. Nel contesto della poesia si inseriscono poi i giovani a cui spetta un ruolo centrale da analizzare partendo da due punti di vista. In primis appare paradossale che nelle scuole irpine e dell’intero meridione i poeti locali non siano oggetto di studio nonostante si possa vantare una ricca produzione. In secondo luogo il giovane dismette la veste di allievo e acquista quella di protagonista, mente eletta dalla quale si possono ricavare idee e opere. Insomma, i giovani diventano poeti. E non è detto che ‘per far fortuna’ debbano trasferirsi altrove. Il territorio ha l’obbligo di fornire a chi ne ha le competenze il modo per emergere e lo spazio per acquisire un ruolo definito. Tutto questo è stato oggetto di analisi e confronto in un dibattito in cui non sono mancati spunti significativi ed osservazioni mirate.
Gli interventi
Paolo Saggese: “Siamo pronti ad affrontare il terzo circuito di un itinerario geografico e culturale, rispettandone le linee-guida prefissate. E a completare un discorso, nel nome della poesia. Una scelta letteraria e di vita che ci vede ancora protagonisti in un’iniziativa prismatica che vuole coinvolgere Istituzioni, scuole, rappresentanti del modo accademico, critici ed autori. Il percorso, ricco di suggestioni, indica anche la volontà e la coscienza di fare chiarezza. Uno sguardo curioso e scarnificatore – umano ed umanista – dentro la poesia meridionale, comprensivo di ogni regione, rispettoso di ogni diversità di temi e di stile e, senza alcuna sordità, disponibile ad ogni ampiezza di voce. Consacrata o anonima; squillante o afona; corale o solitaria. Lo facciamo senza trionfalismi, pronti a sostenere l’impegno di una scelta e a rinnovare la sfida per sfrondare ogni ‘siepe’”.
Giuseppe De Mita: “Siamo di fronte ad una delle manifestazione più rilevanti da punto di vista culturale sotto un duplice aspetto. Il Festival ha innanzitutto il sapore della rivendicazione, la voglia di riscatto dalla marginalizzazione in cui è stata relegata la poesia del Sud, localizzata in un non luogo. Inoltre abbiamo a nostra disposizione un mezzo per recuperare la dimensione poetica del nostro vivere. Oggi si parla sempre di istituzioni. E le istituzioni sono schiacciate in una dimensione prosaica, fangosa. Oggi ci viene offerta invece la possibilità di riflettere sul senso del vivere in questi luoghi. Proprio per questo in quanto istituzioni abbiamo l’obbligo di aiutare chi ha idee ad occupare il proprio spazio di visibilità”.
Francesco Barra: “La valenza culturale e civile della manifestazione si presenta da se. Tre sono le dimensioni fondanti: una culturale-letteraria generale, una civile meridionalista ed un’altra di attualizzazione. Perché si vogliono promuovere le forze poetiche che oggi sono presenti sul territorio”.
Luigi Mainolfi: “Oggi si avverte l’esigenza di educare alla cultura, processo fondamentale ai fini dello sviluppo. In questo modo si ricavano vantaggi che si ripercuotono nella società generando un circuito virtuoso. In Irpinia non è mai stata data abbastanza importanza a queste risorse. Con questo Festival ci viene offerta invece la possibilità di evitare che le nostre risorse intellettive si trasferiscano altrove e l’arte verrà sviluppata in loco”.
Giuseppe Del Giudice: “Una intuizione felice: affrontare in maniera organica la poesia del Sud. Il festival mette insieme una quantità di elementi utili e di larghissimo respiro. Quest’anno, infatti, attraversa cinque comuni tra cui Avellino che deve riappropriarsi del ruolo e dell’identità di centro culturale. Le istituzioni devono accompagnare questo ed altri processi similari senza essere sempre protagonisti”. (di Manuela Di Pietro)
