«L’Irpinia, tra le terre della Campania, è forse quella più dimenticata». È con questa amara riflessione che il Direttore Centrale per le Risorse Umane del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Prefetto Armando Forgione, ha aperto il suo cuore e il suo intervento in occasione della presentazione del suo libro “Arrivederci, ma quando… Memorie di un frate errante”.
L’evento, ospitato nella Sala Ciriaco De Mita del Carcere Borbonico di Avellino, è stato un vero e proprio viaggio nella memoria, condotto dal giornalista Rai Gigi Marzullo e arricchito dal dialogo con Aldo Balestra, caporedattore de “Il Mattino”.
La storia di Frà Vitantonio e le lettere ritrovate – Il libro racconta la storia di Frà Vitantonio, al secolo Gianfilippo Carsillo, nato a Carife nel 1842 e lontano avo dell’autore. Dopo l’Unità d’Italia, il frate francescano fu costretto a lasciare la famiglia e la sua terra per sottrarsi alle nuove norme statali che cancellavano l’esenzione dalla leva per il clero. Fuggito in Dalmazia, mantenne una fitta corrispondenza con i suoi cari fino al 1888, quando, grazie all’interessamento dell’irpino Pasquale Stanislao Mancini, poté fare ritorno a Carife e ricongiungersi con l’anziano padre. «Mi arrivò improvvisamente, vent’anni fa, un plico tra le mani, consegnatomi da mia nonna. Erano le lettere di questo frate», ha raccontato Forgione, visibilmente emozionato. «Quando ho letto che anche questo sacerdote aveva dovuto lasciare suo malgrado questa terra, ho sentito la necessità di riportare alla luce questa storia. E poi perché, ovviamente, toccava anche me».
Il legame di Forgione con l’Irpinia, terra dei suoi genitori sebbene lui sia nato in provincia di Caserta e abbia vissuto a Genova, è stato segnato in modo indelebile dal sisma del 1980. «Dal 1980, l’anno del terremoto, non è più successo che ci tornassi, perché è crollata la casa di famiglia e non abbiamo più avuto un punto dove recarci. Questo mi è pesato molto», ha confessato il Prefetto. Una rottura fisica che si somma a una storia familiare fatta di partenze: «Non c’è un componente della mia famiglia che non abbia dovuto lasciare il paese. Tra immigrazione e guerre, qualcuno ci ha lasciato la vita, altri sono andati in Venezuela o in America». E proprio il tema dell’abbandono della terra natia si lega a doppio filo con l’attualità. «Andare via è ancora una tematica molto attuale», ha sottolineato Forgione, portando l’esempio della Polizia di Stato: «In tanti sono costretti ad andare via perché, quando si entra nelle forze dell’ordine, non è facile poi tornare al proprio paese. Ma già questi sono fortunati perché hanno un lavoro. Per altri si tratta di andare alla ricerca di un’occupazione, un po’ come succedeva agli inizi del Novecento con l’immigrazione di massa verso le Americhe».
Forgione ha poi tracciato un quadro politico ed economico senza sconti, pur ricordando che l’Irpinia è stata «terra di grandi politici», citando anche l’attuale Ministro Piantedosi. «Il problema è che non può essere riferibile solo a determinati periodi storici. Quando si fa un investimento su un territorio, dovrebbe essere duraturo. Non è che poi arriva un altro tipo di politica e si abbandonano questi territori», ha avvertito, ricordando il dolore delle fabbriche nate, cresciute e poi improvvisamente chiuse, con conseguenti licenziamenti. «L’Irpinia, tra le terre della Campania, è forse quella più dimenticata. Se poi ci aggiungiamo la Baronia, è ancora più dimenticata di tutta l’Irpinia», ha concluso il Prefetto, lasciando però uno spiraglio di speranza e di orgoglio: «Sapere che ci sono marchi nati in Baronia e che si stanno affermando sul territorio nazionale mi fa piacere. Quando leggo da dove vengono, devo dire la verità, mi si apre il cuore».

