L’Irpinia dopo 26 anni dal sisma: le riflessioni di Imbriano

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Avellino – 26 anni sono passati da quei pochi maledetti secondi che squarciarono la terra le coscienze di una parte aspra di Mezzogiorno, che sconvolsero la storia e le vite di tanti e tante di noi. Ricordi, spesso dolorosi, la solidarietà ma anche l’indignazione, gli scandali gli sprechi e poi i cambiamenti profondi che hanno attraversato l’Irpinia. In un giorno come questo, fermarsi un attimo a riflettere sul passato, ma soprattutto sul futuro da costruire per l’Irpinia, è certamente un esercizio più utile del rito noioso delle passerelle e della polverosa liturgia delle inaugurazioni a cui pure siamo stati abituati. Siamo appena all’inizio della partita dei fondi europei 2007-2013 e le zone interne della Campania, segnatamente l’Irpinia, possono giocare un ruolo di grande rilevanza. “In un disegno politico che indica la Campania, luogo di interconnessione del corridoio I e VIII, e il Mezzogiorno come luogo di incontro scambio contaminazione di popoli merci e culture, tra nord e sud del Mediterraneo, tra Europa Medio Oriente e Asia, per l’Irpinia siamo finalmente di fronte ad un’opportunità di rottura, ad un possibile capovolgimento di paradigma e di senso. Il corridoio VIII è infatti l’asse di collegamento est-ovest più importante nel Mezzogiorno, un ponte che collega due delle aree a maggiore urbanizzazione dell’intero Meridione, Napoli e Bari, con i Balcani e l’Asia, attraverso l’Irpinia e il Sannio. Queste le riflessioni di Gennaro Maria Imbriano, segretario provinciale Prc-Se di Avellino. “Così le zone “dell’osso” – continua l’esponente del Prc – sulla direttrice del corridoio VIII, hanno la possibilità di uscire dalla marginalità periferica cui sembravano condannate e divenire luoghi di incontro e di cerniera”. L’analisi, poi, a distanza di 26 anni ricade sull’attuale stato di salute dell’industria provinciale. “Di fronte alla crisi industriale che avanza, vanno indirizzate in Irpinia ingenti risorse per un serio progetto di riconversione industriale e produttiva che, pure spingendo sulla crescita dimensionale, riesca a reggere all’interno della nuova divisione internazionale del lavoro. Stare sul mercato spingendo sulla compressione dei salari è con ogni evidenza impossibile, occorre invece sostenere ricerca innovazione e produzione in settori strategici come l’automotive e sulla filiera delle energie alternative. I giovani, spesso formati e altamente specializzati, sono costretti all’emigrazione; i piccoli paesi procedono su una tendenza di progressivo spopolamento. Dunque, le nuove generazioni e le zone interne sono oggi allo stesso tempo le debolezze e le opportunità maggiori che hanno a disposizione l’Irpinia e la Campania”.

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