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Lioni – Salzarulo: “Siamo deboli”. Una proposta in Consiglio

Lioni – Un consiglio comunale concreto e dalle ‘idee’ estremamente chiare. L’assise di Lioni, che si riunirà domani, 29 aprile, ha elaborato una proposta in cui tocca le maggiori problematiche che attanagliano non solo il comune altirpino ma l’intera provincia.
Il Consiglio Comunale ritiene infatti “… necessario partire dall’industria, con un grande piano di ridefinizione della mission produttiva che abbia, come presupposto inalienabile, che ogni posto di lavoro attualmente attivo sul territorio sia irrinunciabile; doveroso dare il via ad alcune riconversioni industriali che si occupino della produzione di elementi o di interi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Si tratta, in sostanza, di produrre e non solo impiantare, fotovoltaici, eolici, turbine per la cogenerazione da biomasse. Questo esempio ha bisogno di essere sviluppato, supportato o variato, in base alle reali esigenze delle prospettiva di mercato, con il fine di sostenere ed incrementare la capacità occupazionale nella provincia in maniera stabile e duratura. Non sfugge che settori di eccellenza, come la concia o come la meccanica di precisione, vadano sostenuti ed implementati; indispensabile chiamare a raccolta i territori, a partire dalla città capoluogo, perché raccontino le esigenze e mobilitino risorse e strumenti per produrre risposte concrete, anche per ciò che concerne le prospettive di un uso razionale e programmatico dei fondi europei, evitando che vengano usati come randello per addomesticare elettorato; opportuno, a questo fine, occuparsi di un grande terreno di investimento nelle colture di pregio (vitivinicola, castagne, nocciole, tabacco, etc): mettere in qualità il territorio, in tutte le sue articolazioni, da quelle infrastrutturali a quelle culturali, partendo da un riuso della ferrovia Avellino – Rocchetta, dall’adeguamento dell’Ofantina che, ormai, annega nell’obsolescenza; dalla messa in connessione dell’Irpinia interna con l’Ufita (Lioni a Grottaminarda); opportuno, in questa ottica, che le autonomie locali vivano nella prospettiva della ottimizzazione delle risorse dei territori e che su quelle trovino convergenze, riservando al confronto politico di parte gli ambiti in cui si elaborano le proposte e non quelli in cui si impiegano le risorse”.
Il tutto dettato dalla presa d’atto, maturata dall’assise lionese, che è ormai giunto il tempo di elaborare dal basso, e farla vivere dentro i territori, la proposta di una crescita socio economica per la provincia che, nascendo con la spinta istituzionale, abbia la capacità di vivere da sola, e non dipendere dalla finanza di Stato.

La premessa del documento di Rodolfo Salzarulo
“Fondi per l’intervento straordinario, destinati alla ricostruzione, e poi i fondi europei, hanno assunto la veste sostitutiva dell’ordinario intervento dello Stato a sostegno della crescita di queste aree, in continuità con le degenerazioni dell’ultima fase della Cassa per il Mezzogiorno. L’effetto lungo degli investimenti industriali prodotti dall’articolo 32 della legge 219/81 era ancora riscontrato nel 2003. Da quegli anni si è innescata una crisi lenta, che viene da lontano e, forse, da mancanza di volontà progettuale della politica, ed ha incrociato la ben più drammatica crisi del 2008, che da New York ha coinvolto il pianeta. La linea di tendenza dei territori interni racconta dello spopolamento in atto riguardante soprattutto le coppie giovani: la nuova emigrazione ha preso ad essere percepita, anche in termini macroscopici, già dal 2002-2003.
Il riscontro, nell’Irpinia dell’Est, vede il progressivo processo di spopolamento delle comunità più piccole, ed è verificato nell’ambito PdZ n. 6, su 23 comuni, con la perdita di 3.007 abitanti nel periodo 2001 – 2009. Questo processo di spopolamento porta ad un impoverimento derivato: viene indotta la soppressione di scuole primarie, di ospedali, di Tribunali, di strutture che, insomma, fanno comunità. Che talvolta sono l’unica risorsa dei luoghi. E questo si verifica nonostante la crescita provinciale assoluta di circa 9.000 abitanti in provincia nello stesso periodo. La crescita demografica riguarda i centri maggiori, soprattutto ad Ovest (Monteforte, Mercogliano, Montoro, etc,) che diventano attrattori di lavoratori impiegati a Napoli o a Salerno e che preferiscono abitare in questa provincia, per la migliore vivibilità.
E’ opportuno, però, venire ai dati scottanti della crisi economica.
Sul totale di 75 aziende nelle otto aree industriali ex art.32/219, siamo di fronte a 36 aziende fallite, o in procedura concorsuale, o semplicemente in vendita – dismissione. A marzo 2010 (dati CGIL) abbiamo il dato riassuntivo, catastrofico, di 419 unità lavorative licenziate, 1703 in Cassa integrazione ordinaria, 3513 in Cassa Integrazione Straordinaria, 50 in mobilità. Il totale parla di 5685 lavoratori coinvolti dalla spirale della crisi, corrispondente al 27% dell’intera forza lavoro impiegata nel manifatturiero. Siamo sconcertati dalla crisi che investe persino il settore di alta qualità, di eccellenza industriale, rappresentato dal conciario che conta 15 addetti in mobilità per chiusura definitiva dell’azienda, 419 unità in cassa integrazione ordinaria e 333 in cassa integrazione straordinaria.
Altro effetto tangibile della crisi riguarda la grande distribuzione, con il fallimento ALVI e il dissesto annunciato di Interspar (Despar) Campania.
Finisce per apparire grottesco che, di fronte ad ogni condizione di crisi acuta di una fabbrica, o di un ospedale, o di una scuola, si mobiliti quella parte di territorio che più immediatamente si sente coinvolta.
Siamo già abbastanza deboli se mobilitiamo tutta la provincia. Non mette assolutamente conto esibire la povertà di mezzi messa in campo da ogni singolo segmento limitato del territorio”.

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