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“L’otto marzo, per noi di Rouge – si legge nella lettera – non è né la festa delle donne con mimose e cioccolatini né il rito di celebrazione acritico che anno dopo anno non aggiunge né toglie nulla alla riflessione sulla condizione delle donne. Per esempio la retorica sulla vittima. Si festeggia la donna, ma a partire dalla certezza che sia una cittadina di serie b che deve essere tutelata, aiutata, supportata. Fanno parte di questa categoria tutti i discorsi sulla cosiddetta condizione femminile, i dati sulle sciagure che ci cadono sulla testa, le sfighe che riguardano le donne di altri paesi e il fatto che siamo più belle, più buone e anche più intelligenti degli uomini. L’8 marzo (quando non è di lotta) serve a amplificare il silenzio sulle responsabilità degli uomini, sulla condizione maschile, sulle loro fortune che durano da millenni. E’ per questo che Rouge Spazi Pubblici Autogestiti ha deciso di portare in scena uno spettacolo teatrale il giorno antecedente l’otto marzo per raccontare la rabbia, la solitudine, le speranza, l’amore, le paure, i sogni, le rinunce, le bugie, le lotte e le scelte di Anna Cappelli”.