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L’intervista – Flammia e il buio della politica irpina

Irpinia, paese in crisi. Nella nuova stagione dei diritti, la naturale vocazione della politica al dovere finisce per spegnersi negli angusti recinti delle arringhe e dei comizi. È l’intera impalcatura democratica a vacillare sotto il peso di una duplice crisi: morale e di rappresentanza. Dal fallimento della proposta, alla sconfitta della politica. Dalla delusione per una sinistra asfittica, all’appello alla responsabilità rivolto ai Popolari. Dal partito non più visto come faro orientatore, ma come recettore e informatore. L’ex senatore Ds, Angelo Flammia, guarda con occhio critico ma premuroso alle dinamiche politiche irpine. Uomo di sinistra, lontano dai riflettori da oltre due anni, intollerante a qualsiasi tessera partitica dopo 47 anni di militanza, il professore grottese attacca proprio la ‘sua’ sinistra.
Sono deluso. Quella che vedo è una sinistra priva di forti riferimenti sociali e popolari. Una sinistra asfittica nella partecipazione perché non necessita di una quotidiana azione di confronto con le persone, di costruzione di consenso, di costruzione di alleanze sociali vaste e diffuse. Qualcuno parla di sinistra ma qualche altro la tradisce”.
In principio era un movimento che faceva di necessità virtù. Che ricercava, nelle contraddizioni presenti, soluzioni praticabili. “Oggi la sua politica lascia molto a desiderare. L’azione si fossilizza su questioni di potere e non più sui grandi temi sociali, sia a livello locale che nazionale. Manca la volontà e la passione di affrontare i problemi della gente. La politica è uno strumento di ascolto, crescita e partecipazione. In provincia di Avellino è gestione del potere”.
In Irpinia manca un progetto. Manca un’idea chiara di società. Una cultura e una pratica della politica che intervenga nel quotidiano per spostare i rapporti di forza a favore della cittadinanza. “Occorre un processo di rinnovamento. La corsa alle poltrone, la disputa sui nomi genera quel degrado politico che ingabbia le coscienze e aggrava il futuro del Paese”. E le elezioni amministrative del 2009 mancano, a sentire il senatore irpino, di un progetto di unità teso a costruire una soggettività nuova, popolare e maggioritaria. Troppi nomi affollano la rosa di candidature a Piazza del Popolo e a Palazzo Caracciolo. “Si parte già con il piede sbagliato. Prima di proporre qualcuno è necessario chiedersi quale sarà il futuro dell’Irpinia nei prossimi anni e quale sarà il ruolo della città capoluogo all’interno del contesto provinciale”. Infine l’appello ai Popolari di De Mita, in bilico tra centrodestra e centrosinistra soprattutto a Piazza Libertà. “Mi auguro compiano scelte politiche e non personalistiche. È necessario un confronto serio e, perché no, affidarsi alle primarie. Oltretutto le esperienze del passato non sono così esaltanti da legittimare una imposizione”. (di Marianna Morante)

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