
“Il sapere è un possesso senza proprietà, occorre restituirlo a chi non lo ha avuto e ne è privo”. Riparte così il viaggio del filosofo partenopeo, Giuseppe Ferraro, fuori dagli schemi concettuali accademici. Un percorso che è iniziato con ‘Filosofia in carcere’, scritto con i minori di Nisida. ‘L’Innocenza della verità’ è ambientato invece nelle carceri di Bellizzi e di Carinola (Caserta) e racconta l’esperienza di un corso di filosofia rivolto a detenuti adulti. Esso nasce dall’esperimento di un docente di filosofia di portare i procedimenti speculativi propri della disciplina, per sua natura rigorosa eppur umana, fuori dalle mura dell’accademia; ciò al fine di porgere ai detenuti il proprio sapere, inteso quale ‘possesso senza proprietà’. Distante da ogni tentativo di redenzione, l’autore auspica di promuovere coloro che sono stati segnati dalla storia con una ‘fuga’ verso la propria dimensione interiore, alla ricerca del nucleo più autentico dell’essere umano. L’argomento è l’etica nella forma del rispetto, della relazione di verità, dei legami, dei sentimenti. Il corso è accompagnato da esercizi tenuti dai detenuti e da lettere di alcuni di loro che testimoniano non solo il disagio, ma anche l’urgenza di cambiare la visione carceraria, perché il carcere non sia più soltanto luogo di detenzione e privazione. Il libro si conclude con la costruzione della città ideale e legale da parte dei detenuti. E i risultati sono sorprendenti.