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Così, in una nota, rilancia l’indotto Irisbus, convinto che, attraverso la sua proposta, si possa trovare un accordo reale per la sussistenza dell’importante fabbrica ufitana.
“Visto che siamo ritornati al punto di partenza – si legge ancora nel comunicato – perché non ricominciamo a discutere ripartendo dalla proposta dell’indotto? Visto che è stata condivisa da chi l’ha letta e discussa? (anche a livello nazionale, dichiarazioni di alcuni politici) L’indotto è disponibile ad incontrarsi con chiunque ed è disposto a discutere, ad approfondire e a migliorare la sua proposta. Tutto ciò allo scopo di diffonderla fra tutti gli addetti ai lavori, partendo dalle istituzioni fino ad arrivare al semplice cittadino.
Ancora una volta l’indotto si rende conto che la questione Irisbus è stata affrontata, impostata e gestita male poiché ci si è preoccupati di far esplodere solo l’indignazione, la rabbia e la delusione di fronte alla notizia della chiusura di Valle Ufita. L’unica cosa importante che è stata fatta è quella di informare e dare visibilità (tramite, la stampa, la TV, ecc.) alla vertenza Irisbus per sensibilizzare l’opinione pubblica e renderla consapevole del grave danno che il nostro territorio sta per subire.
Ci si continua a dimenticare, però, di entrare nel merito della questione cercando da un lato di interpretare e dall’altro di dare delle risposte alle motivazioni della FIAT di voler dismettere lo stabilimento di Flumeri. Solo in questo modo, infatti, si può impedire al colosso torinese di perseguire la sua strada per la chiusura.
Si sarebbe dovuto affrontare in modo più specifico la proposta di Di Risio, poiché non si può rinunciare a cuor leggero una ipotesi di occupazione per circa 350 operai (vedi approfondimenti). Sin dall’inizio della vertenza, abbiamo appreso dai mezzi di comunicazione, che le principali motivazioni della FIAT alla cessione o alla chiusura di Valle Ufita sono imputabili:
1) al calo delle immatricolazioni che ha subito il mercato dei bus a causa della crisi;
2) alla contrazione della domanda per la scarsità dei fondi pubblici;
3) alla congiuntura negativa;
4) all’impossibilità di un offerta competitiva;
5) alla mancanza della definizione di un piano nazionale per il trasporto pubblico locale;
6) sperimentazione come per il punto 5, fase di rottamazione.
Motivazioni tutte condivisibili! Perciò tutti devono cercare di rispondere in modo convincente e propositivo, evitando atti di forza che inaspriscono i rapporti e non ci conducono alla soluzione del problema. In particolare, è necessario, dopo una breve pausa di riflessione, metterci ad un tavolo e dare risposte e soluzioni alle motivazioni che hanno portato alla decisione di cedere o chiudere Valle Ufita. L’indotto è convinto, oggi più di ieri, che ci sono più soluzioni alternative alla dismissione di Valle Ufita, attraverso non palliativi ma rimedi a lungo termine, con o senza la partecipazione della Irisbus.
Infatti, se entro 1/2 anni si sviluppano e si concretizzano le seguenti condizioni (per noi non impossibili):
1. superamento della crisi economica internazionale (massimo un anno);
2. riforma del piano nazionale dei trasporti, tenendo in considerazione la normativa europea per le aree depresse (rif. normativa comunitaria sulla libera concorrenza – art. 69 D.lgs.N.163 del 12/04/06 in attuazione delle Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) – un anno;
3. sviluppo di nuovi modelli di bus per il mercato urbano ed extraurbano (progetto dell’indotto – un anno e mezzo), utilizzando i fondi FAS ( a tal proposito è importante ricordare che i fondi FAS, fondi aree sottoutilizzate, sono uno strumento di finanziamento delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese. Tale fondo raccoglie risorse nazionali aggiuntive, da sommarsi a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento).
4. ripresa del mercato visto la necessità di sostituire il parco dei bus per l’adeguamento della normativa Europea (entro un anno)
5. sperimentazione, solo per la durata del progetto da sviluppare, per l’adeguamento di bus dismessi negli ultimi 10 anni (un anno e mezzo), utilizzando le maestranze Irisbus in cassa integrazione.
Si potrebbe, addirittura, arrivare al paradosso che Valle Ufita e l’indotto alla fine di tale percorso dovranno raddoppiare la produzione e, di conseguenza, la loro forza lavoro.
Poiché riteniamo che c’è una soluzione alla questione Irisbus, intendiamo proseguire con la diffusione della nostra proposta sui tavoli, a livello nazionale, sia politici che sindacali, con la Confindustria e con la stessa Irisbus (non è una provocazione, ed anche con Di Risio).
Infine, Vi invitiamo a valutare attentamente ciò che l’indotto propone, poiché, in esso, sicuramente c’è la soluzione giusta per tutti noi”.