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Limata dal carcere perseguitava la vedova di Aldo Gioia : la Procura chiede il processo

AVELLINO- La Procura di Avellino ha chiesto il processo per diciotto indagati accusati ricettazione di un telefonino in carcere e solo per stalking nei confronti di Giovanni Limata, il ventottenne autore in concorso con la sua fidanzata Elena dell’ efferato delitto del padre della ragazza, Aldo Gioia. Tutti dovranno comparire davanti al Gup del Tribunale di Avellino il prossimo 3 dicembre. In particolare per quanto riguarda Limata, avrebbe posseduto tra il 19 agosto 2024 e il 20 marzo 2025, mentre era detenuto nel carcere di Bellizzi, uno smartphone e un minitelefono. Quelli usati per contattare la moglie della sua vittima e anche l’altra figlia di Aldo Gioia. La storia è stata ricostruita dai militari del Nucleo Investigativo di Avellino, agli ordini del capitano Gianluca De Vivo, che nel febbraio del 2025 avevano effettuato una perquizione delegata dal sostituto procuratore Cecilia De Angelis all’interno del penitenziario irpino. La vicenda era stata anche oggetto di una denuncia da parte della stessa vittima. Il ventottenne di Cervinara, difeso dall’avvocato Rolando Iorio e’ uno dei diciotto indagati a vario titolo per ricettazione. A Limata e’ stato contestata la ricettazione del telefonino e del microtelefonino e lo stalking nei confronti della vedova di Aldo Gioia. Alla donna erano giunti sui suoi profili social richieste di amicizia di un nikname Ciro Ricci (molto probabilmente ispirato al personaggio di Mare Fuori) e avrebbe scoperto che si trattava di Limata, visto che c’erano anche foto dello stesso scattate in ambiente carcerario. A quanto pare la donna spaventata da chi si potesse nascondere dietro quel profilo aveva accettato e Limata gli avrebbe chiesto notizie di Elena, visto che non riusciva a contattarla nel carcere di Bellizzi Irpino, oltre a lamentarsi del fatto che alcuni testimoni non avevano deposto in aula non a suo favore e accusando la stessa mamma di Elena. Ora si avvia ad un nuovo processo per la vicenda scoperta dai Carabinieri di Avellino, che hanno posto fine alla storia. Gli indagati sono difesi tra gli altri dagli avvocati Francesco Pecchia, Claudio Frongillo, Antonio Falconieri, Mario Pizza, Gaetano Aufiero, Stefano Vozella, Giulia Cavaiuolo, Giuseppe Macario, Aldo Noli, Romolo Clemente, Vincenzo Romano. Aerre

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