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L’ex biancoverde De Angelis: “A malincuore ho lasciato Avellino”

Da “Il biancoverde” n. 16 del 6/12/2013

Ha vestito le casacche di: Parma, Benevento, Sora, Hellas Verona, Gubbio, Melfi, Juve Stabia, Savona ed Avellino. Si è legato contrattualmente al club irpino, a gennaio del 2011 l’attaccante di Castellammare di Stabia per poi essere ceduto, lo scorso agosto, a titolo definitivo, al Cosenza. L’ex biancoverde Gianluca De Angelis ha conquistato con i lupi la promozione in Serie B la scorsa estate. Ha contribuito, con le sue 20 presenze e i suoi 7 gol, al salto di categoria che ha fatto riesplodere l’entusiasmo dell’intera piazza avellinese dopo anni di delusioni ed insuccessi.
È anche grazie al suo apporto se i lupi di Rastelli sono volati nel campionato cadetto. E con una giornata di anticipo. “Conservo di Avellino due ricordi in particolare – afferma -. Uno brutto ed uno bello. Il disarmonico è la finale play off persa a Trapani. Quell’anno, arrivai a gennaio e, fino alla fine, ebbi la convizione che la squadra potesse farcela a giocarsi la promozione sul campo. Purtroppo, per un pelo, non fu così.
Il momento più bello con la maglia dell’Avellino, è stato senza dubbio la promozione dell’anno scorso in Serie B. E’ stato un campionato davvero strepitoso – prosegue l’ex boomber biancoverde -. Se mi soffermo a ripensare a quella giornata, a quella partita a Catanzaro, rivivo le stesse emozioni. Da brividi. Che poi, lì per lì, non te ne rendi conto. È dopo che metabolizzi quello che realmente è accaduto. È nei giorni successivi che carpisci di aver realizzato qualcosa di veramente importante. L’Avellino, a mio avviso, ha sempre meritato più della Prima Divisione. È una piazza troppo calda ed importante per non potersi trovare nel calcio che conta.
Mi è dispiaciuto molto essere andato via – ammette De Angelis – soprattutto perché la Serie B, me la sentivo già sulle spalle. Ho dovuto lasciare compagni ai quali ero molto legato come Pezzella, Giosa e soprattutto Castaldo, ma il calcio è anche questo e bisogna andare avanti e fare bene con la nuova casacca che si indossa e il club che si sposa. Tuttavia, conservo di Avellino un bellissimo ricordo ed ho lasciato ottimi rapporti con i tifosi e la società”.
Una nuova avventura a Cosenza per l’ex lupo che continua a seguire le sorti dei biancoverdi: “Il Cosenza è una piazza importantissima. Allo stadio, ogni domenica, ci sono più di quattromila spettatori. Come l’Avellino all’epoca, non c’entra con la Seconda Divisione; è una città calcisticamente scottata dai fallimenti e le delusioni del passato. Stiamo disputando un campionato di vertice; per ora siamo primi e vogliamo e speriamo di arrivare tra le prime otto e passare in C1.
Sull’Avellino, onestamente, non avevo dubbi. Confidavo nella partenza sprint e nei risultati conquistati finora. Anche lo scorso anno, quando si entrava in campo, si respirava un’aria particolare, magica, ove lo spirito di gruppo regnava sovrano. Io mi auguro che i lupi arrivino il più in alto possibile e poi, non dimentichiamo l’arma vincente che possiedono: il pubblico. La piazza avellinese, dopo anni di scetticismo ed incredulità, sta dando una risposta superlativa. Ed il calore della Curva Sud del “Partenio – Lombardi” – conclude – è impossibile non avvertirlo”.

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