Irpinianews.it

Legge bavaglio: dopo l’ok del Senato, continua la rivolta della FNSI

Il rapporto 2009 di Reporter senza frontiere riguardo la libertà di informazione nel mondo vedeva l’Italia solo al 49° posto, per intenderci dopo paesi come il Ghana e Trinidad e Tobago.
A non smentire la Ong internazionale arriva l’ok del senato a quella che i più, compresa la Federazione nazionale della Stampa, hanno definito Legge bavaglio. Fortemente voluta dal Premier Berlusconi e dal Ministro Alfano, la legge sulle intercettazioni ha scatenato una vera e propria rivolta delle principali testate italiane, degli editori, dei cittadini che non vogliono vedere togliersi l’ennesimo diritto: quello ad essere informati. E’ stata la rivolta dei post it lanciata dal quotidiano La Repubblica che ha raccolto in sole 24 ore, quelle trascorse dal bene placet del Senato, ben 10mila messaggi di persone comuni e non che non vogliono il ‘bavaglio’. Ma andiamo ad analizzare a fondo il ddl, i limiti che questo pone e le nuove regole.
Cosa si può pubblicare e in quali sanzioni incorrono i giornalisti ‘trasgressori’ – Si potranno pubblicare almeno “per riassunto” gli atti di un processo non più segreti. Divieto, invece, per i testi delle intercettazioni: di cui non si potrà più né scrivere né parlare, né per riassunto, né nel contenuto, fino al termine delle indagini preliminari. Resteranno un mistero fino al dibattimento. Vietata la pubblicazione di tutto quello che riguarda “fatti e persone” estranee alle indagini e questo per rispetto della privacy peraltro già sancita nel nostro paese. E’ vietata la pubblicazione degli atti e delle intercettazioni destinate ad essere distrutte. Pena un mese di carcere e la multa fino a 10mila euro per l’autore dell’articolo. Gli editori rischieranno fino a 450mila euro. Carcere fino a tre anni per chi pubblica intercettazioni destinate a essere distrutte. Oltre all’indagine penale, si potrà incorrere nella sospensione cautelare fino a tre mesi. Se si tratta di impiegati dello Stato si tratterà di una sospensione dal servizio, se si tratta di giornalisti la sospensione sarà dalla professione.Cosa non avremmo potuto sapere se la legge fosse stata già in vigore? Ad esempio né i cittadini né lo stesso ex Ministro Scajola, avrebbero saputo che qualcuno, ad insaputa del predecessore di Berlusconi in materia di Sviluppo economico, gli aveva comprato una casa con vista sul Colosseo con assegni circolari provenienti da casa Anemone.
I 75 giorni. E’ questo il periodo di durata massima delle intercettazioni telefoniche, il pm potrà chiedere una proroga di tre giorni in tre giorni se dovesse avvertire il rischio che si stia per compiere un nuovo reato o se si tratti di una prova fondamentale.
Ascolti ambientali. Viene fissato in 3 giorni (prorogabili di tre in tre) la durata delle intercettazioni ambientali. Per mafia e terrorismo si potranno effettuare “anche se non vi è motivo di ritenere che in quei luoghi si stia svolgendo l’attività criminosa”. Per tutti gli altri delitti si distinguerà tra luogo privato e luogo pubblico e sarà necessario avere, soprattutto per il secondo, maggiori indizi di reato.
Chiaramente la legge sulle intercettazioni riguarda anche il lavoro dei magistrati. Anche per loro un ‘girone dantesco’ apposito nel caso rilascino dichiarazioni sul processo. In questo caso il magistrato o viene indagato per violazione del segreto, o potrà essere sostituito, anche se non automaticamente. Vietate la pubblicazione dei nomi e delle foto dei magistrati per quanto riguarda i provvedimenti che gli sono affidati.
Come intercettare. Per chiedere un’intercettazione telefonica o visiva e i tabulati serviranno “sufficienti indizi di reato” per i delitti di mafia e di terrorismo o “gravi indizi di reato” per tutti gli altri crimini. Le utenze devono appartenere ai soggetti indagati o dimostrare per gli altri che “sono a conoscenza dei fatti per cui si procede”. Ad autorizzare il pm, per ogni richiesta o proroga, che dovrà far sottoscrivere dal procuratore capo, sarà il tribunale collegiale del capoluogo di distretto cui dovrà inviare ogni volta tutte le carte. Immaginiamo per un attimo un mafioso che utilizza un’utenza intestata ad un suo prestanome, figura di ordinaria amministrazione nella galassia della criminalità organizzata, e che questi si dichiari estraneo ai fatti trovando coperture ed alibi: non ci saranno indizi sufficienti a dimostrare il suo coinvolgimento nell’attività criminosa. Quindi niente telefono sotto controllo.
E poi ancora una pena da sei mesi fino a quattro anni di carcere per chi “fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di conversazioni a cui partecipa o comunque effettuate in sua presenza”. C’è una clausola di salvaguardia per gli 007. Esclusi, ovviamente dopo molto insistenze, i giornalisti. Qualcuno l’ha denominato comma D’Addario….chissà perché.
Un pensiero anche per il clero per garantire la privacy di prelati, alti o ‘bassi’ che siano. Se un sacerdote viene sottoposto ad indagini o arrestato, il pm dovrà avvertire il vescovo della diocesi da cui il prete dipende. Nel caso di un vescovo o un abate verrà avvisata la segreteria di Stato vaticana.
La legge vieta, ma è chiaro che gruppi editoriali solidi, con il portafogli largo e magari con i giusti agganci possono pubblicare, pagare e definire in questo modo una nuova informazione, non più pluralista, ma di classe e, soprattutto, a discrezione del dio denaro.

Exit mobile version