Le Acli al Governo: “I beni confiscati alle mafie non vanno toccati”

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Avellino – Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani aderiscono e fanno proprio l’appello dell’associazione antimafia Libera al Parlamento e al Governo perché venga ritirato l’emendamento contenuto nella Legge finanziaria che autorizza la vendita dei beni confiscati alla mafia. A darne notizia è l’irpino Alfredo Cucciniello responsabile del dipartimento Pace e Stili di vita delle Acli: “E’ evidente il rischio che quei beni tornino nelle mani dei clan ai quali sono stati tolti. Conosciamo tutti la capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza. Sappiamo di cosa sarebbero capaci per riacquistare quelle ville, case e terreni che rappresentano non solo beni materiali ma altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi”.
Lo scorso 13 novembre, infatti, il Senato ha approvato un emendamento che modifica la legge La Torre-Rognoni del 1996, votata allora all’unanimità da tutte le forze politiche, che introduceva il principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Grazie a questa modifica, sarà possibile in futuro la vendita dei beni confiscati che non si riescano a destinare entro 3 o 6 mesi. “Il riutilizzo sociale di questi beni – aggiunge Cucciniello – ha consentito invece di creare occupazione e sviluppo, insieme ad una mentalità comune, soprattutto tra i giovani, di rispetto della legalità e di rifiuto della criminalità organizzata”. Questa mattina a Roma le Acli hanno partecipato con Libera alla raccolta firme per chiedere il ritiro dell’emendamento ‘Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra’. L’iniziativa si è svolta presso la bottega della legalità dedicata a Pio La Torre che pagò con la vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

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