Le accuse dei bassoliniani. E l’aut aut: tutto nelle mani di Fassino

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Avellino – Ormai è guerra. Una guerra fratricida. Nessun patto di non belligeranza, nessuna resa dinanzi ai “colpi di mano”, “alle mistificazioni”, “alle postazioni di potere”, al “tatticismo, al “parassitismo e alla furbizia”, e alla “volontà” di rinfocolare i fuochi della conflittualità, allo schiaffo ad opera degli stessi compagni che “hanno voluto esasperare la lacerazione pur di blindare con aggiustamenti l’accordo mussiani-fassiniani costringendo i bassoliniani ad una guerra guerreggiata”. Attacchi frontali che la dicono lunga rispetto alla partecipazione dell’assemblea congressuale dei fedelissimi del Governatore della Campania che “non è un congresso. Si sta compiendo una mistificazione”.
Sono le stilettate del segretario cittadino Gerardo Adiglietti ai compagni D’Ambrosio, Aurisicchio, Giusto, Alberta De Simone. “E’ l’assemblea dei delegati per sostituire il segretario – una frase che rimbomba nella sala del Samantha della Porta e che viene ribadita da D’Amelio, Fierro, Andrea De Simone-. Ci si è voluti precipitare non solo nella indicazione del compagno a cui va tutto il rispetto, ma nel convocare la conferenza stampa facendolo passare per un fassiniano. E’ solo una facciata. Siamo di fronte ad una situazione devastante di un partito che si è chiuso e che non vuole muovere passi sufficienti per aprire al dialogo. Anche questa volta siamo stati noi a proporre la riunione, la riflessione”, ma senza esito. Velenoso il coordinatore cittadino della Quercia Lucio Fierro che adotta la linea dura e invita i compagni a “disertare” l’assemblea di sabato prossimo e spiega passo dopo passo il perché di questa chiusura. A richieste di confronto… “nessuna risposta”. Uno strappo non ricucito a causa di una “non volontà di avviare un ragionamento per il governo unitario del partito ciascuno nella propria realtà. Un percorso apparso obbligato a Bassolino e a tutto il gruppo dirigente regionale perché i fatti di Avellino, Salerno, Caserta, avendo superato la soglia di guardia della conflittualità, stanno rischiando la perdita attrattiva da parte della società. Se vogliamo restare ad Avellino bisogna creare le condizioni dell’unità… Abbiamo tentato di non compiere passi strumentali. Abbiamo lanciato nella direzione provinciale passi possibili in nome del raffreddamento della conflittualità, cercando e creando un dibattito tra interlocutori che potessero ascoltare. Invece è stata la pura notificazione di contestazioni e contro repliche. Un itinerario di questo tipo non è possibile. Ci siamo trovati di fronte ad una maggioranza autonoma e sufficiente che ha deciso per Carmine Russo. Rispetto al quale, dentro un percorso condiviso, la stessa selezione, avrebbe potuto assumere una posizione diversa. Un compagno meritevole di stima”, ma “ostaggio” come sottolinea l’assessore regionale nonché membro nazionale della Direzione Ds Rosa D’Amelio “di una parte del partito”. “Questo approccio – continua Fierro – poteva mettere in piedi un confronto politico. E’ evidente che la scelta della maggioranza è uno schiaffo”. Accuse a raffica specie quando si tratta di mettere i puntini sulle “i” in merito alla riunione da un nome e un cognome: Commissione di Garanzia. Ebbene “hanno messo mano – accusa Fierro – alla platea congressuale che è un organo congelato, che fotografa le forze che si sono determinate in uno specifico momento. Pertanto la modifica può avvenire solo in presenza di tutte le componenti. Invece si mette mano alla platea attraverso l’anagrafe degli iscritti. Noi non abbiamo la copia degli iscritti, dei delegati. Si cancellano i delegati di Sperone, di Guardia, di Sirignano, di Solofra, di Prata, si esclude l’assessore di Montella. Potevamo esasperare il conflitto e ho chiesto a Russo di intervenire, ma nulla da fare. Mi ha risposto della esistenza di un verbale votato all’unanimità. Noi non abbiamo votato nulla”. Ed avverte: Non è la questione del Partito democratico ad avere aperto le ferite ma la “magica autonomia di D’Ambrosio, De Simone, Giusto lo scudiero di turno e dall’altra i compagni subalterni rispetto a Bassolino. Siamo di fronte ad una situazione in cui separare l’Irpinia significa condannarla”. Le risposte al mittente continuano senza sosta. “La presidenza della Provincia è stata resa possibile grazie ad un nostro arretramento. Il disegno della Provincia nel 2004 è stato di D’Ambrosio? E’ stato lui il cartaro? O è stato il risultato di un grande disegno voluto da De Mita? De Mita non ha torto quando dice che ha salvato questo gruppo dirigente”.
Nell’intervento di Fierro frasi cocenti e “verità” che scottano. Non meno quelle di Rosa D’Amelio che ripercorre le tappe di Fierro non senza sottolineature e affondi, ma aggiunge. “Stiamo assistendo ad uno scontro e alla logica di difesa di piccole postazioni che non ampliano il tesseramento e frenano il partito. Il partito delle proposte concrete, della nuova fase. Prevale invece l’autoreferenzialità nonostante il prezzo già pagato: la testa del compagno Flammia”. E ancora: “Abbiamo assistito alla costituzione di un gruppo di potere. A un compagno (Russo, ndr) ostaggio della maggioranza. Il tutto per un mercato che non ci fa sperare”. Che non apre “alla prospettiva di libertà. Dobbiamo impegnarci affinchè questa provincia diventi punto di riferimento”. L’on. D’Amelio ribadisce il concetto di una linea più condivisa. “Avellino non ha aspettato nemmeno la riunione nazionale”. Le sferzate ci sono per tutti. Nessuno escluso. Per l’ex sindaco di Lioni è necessario comunque far prevalere la responsabilità politica. Attendere fino a venerdì sera. “Se Fassino si farà garante, allora noi per senso di responsabilità – perché in Provincia la crisi non è chiusa – faremo la nostra parte. Se questo non avverrà, noi siamo la forza con il 40% dei consensi e indiremo una conferenza stampa in contemporanea con l’assemblea dove parleremo di contenuti in un ragionamento regionalistico. Il tutto per combattere il napolicentrismo e non essere condannati a divenire riserva indiana”. Alla fine, viene accolto l’invito della D’Amelio: si attende fino a venerdì sera. (di Teresa Lombardo)

Al tavolo: Adiglietti, Lucio Fierro, Rosa D’Amelio, Andrea De Simone. In sala: Alfonsina Porciello, Enzo Violano, Tonino Festa, Ruggiero Cutillo, Famiglietti, Di Iorio, rappresentanti di Bisaccia, Aquilonia, Lioni, etc. etc.

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