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Il professore Fiorenzo Iannino, storico della comunità lapiana, ricorda che: “Si tratta di un rito particolarmente diffuso nella nostra civiltà contadina, che considera il fuoco come elemento di purificazione della terra e al contempo simbolo di comunione e fraternità collettiva. Non a caso, attorno alle “lumanerie” si raccoglieranno le grandi famiglie dei quartieri, che festeggeranno fino a tarda notte con canti, balli ed allegri convivi, naturalmente rallegrati dal delizioso vino locale. In passato, ogni membro del quartiere aveva il proprio ruolo: i bambini si affannavano gioiosamente nella raccolta di legne e fascine, i maschi approntavano i falò e li accendevano, le donne preparavano da mangiare (dopo aver recitato il rosario). Oggi questa netta suddivisione di compiti non esiste più: resta sempre, però, la gioia di ritrovarsi insieme per passare all’aperto una piacevole serata quasi invernale, che coinvolge anche i giovani abituati ad altri e ben diversi divertimenti”.
Come in altri paesi (dove la tradizione si rinnova soprattutto nel giorno dell’Immacolata), la festa, dall’inconfondibile aspetto pagano, s’inserisce nei ritmi del ciclo agrario. La buona stagione è ormai alle spalle, così come la vendemmia e gli ultimi raccolti autunnali: i fuochi annunciano l’inizio del ciclo religioso che, attraverso l’Avvento e il Natale, si concluderà con la Passione e la Pasqua, apportatrice di una nuova “stagione”, che si spera fertile.
“In più – ricorda ancora Iannino – le lumanerie di Lapio sono associate al culto dell’antica patrona Caterina d’Alessandria, che si festeggia appunto il 25 novembre, introdotto dai nobili Filangieri, signori del paese dalla prima età feudale sino al periodo napoleonico, che avevano una particolare predilizione per la martire. Essi possedevano anche una preziosa reliquia: un molare asportato dal suo sacro corpo (che giace tuttora nel famoso monastero ortodosso del monte Sinai), portato in Italia da quel barone Riccardo I che, distintosi con onore nella crociata indetta dall’imperatore Federico II, fu investito del titolo di “Balio del Regno di Gerusalemme e Legato dell’Impero nelle parti di Siria” (nel primo Seicento, la baronessa Diana Tomacello la fece incastonare in un prezioso busto ligneo della santa, attualmente in restauro, che venne donato alla chiesa, che era appunto di loro patronato)”.