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Fattore dominante. L’Avellino ha scelto la consueta veste per sfidare i leoni di Scazzola. Il 3-5-2 ha mostrato sin dalla partenza una squadra corta con reparti compatti che ha costretto i padroni di casa ad agire esclusivamente e a fatica di rimessa. In palla il centrocampo con capitan D’Angelo davvero ispirato spesso a ridosso delle punte ed esterni aggressivi che hanno dato il loro man forte alle sortite offensive. Così Castaldo non è rimasto a predicare nel deserto, ma ciò che ha colpito maggiormente dell’Avellino – soprattutto nella prima frazione – è stato il tentativo di cercare sempre di verticalizzare l’azione (da manuale quella che ha portato al gol di Regoli nella ripresa) oppure, laddove ne fosse impossibilitato, di ampliare il gioco sulle fasce in maniera organizzata. Morale della favola: almeno quattro uomini per vie centrali ad attaccare con il supporto dei due esterni tenuti alti, soprattutto Regoli che ha ridotto il raggio d’azione della vecchia volpe Scaglia. Insomma, un po’ la bussola smarrita dai biancoverdi durante il girone d’andata. Se poi si aggiunge il quantitativo di palle gol create contro una formazione che ha costruito la sua classifica in casa, allora il cerchio si stringe definitivamente.
Carte in Regoli. Il laterale classe ’91 si è riproposto sulla corsia di destra in punta di piedi coronando con la sgroppata trionfale del provvisorio vantaggio una prova sopra le righe. Vinti il timore (dettato dagli infortuni) e la timidezza (propria del carattere), l’ex Pontedera ha sprigionato tutta la sua voglia di rivincita prima nell’urlo a chiamare la carezza al pallone di Castaldo e dopo nell’esultanza liberatoria. Potrebbe essere la svolta per lui in un campionato finora travagliato e in un ruolo dove la concorrenza è aumentata con l’arrivo di Almici. Una buona notizia per Rastelli, nell’ultimo periodo disarmato sulle corsie laterali da infortuni e acciacchi vari.
(di Claudio De Vito)