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L’analisi – Lezione troppo severa per la coerenza di Rastelli

Non inganni il risultato. A Bari si è visto un Avellino ingenuo per un abbondante quarto d’ora – risultante dei folli tredici minuti iniziali e dei quattro che a inizio ripresa hanno condotto al tris firmato Sabelli – ma sbarazzino per il resto della gara, nonostante sia stato ad un passo dal cedere al peso della pressione dei 25mila e passa del “San Nicola”. La voglia di rimontare non è affatto mancata e soltanto la giornata di grazia di Donnarumma ha impedito ai lupi di strappare un pari d’oro colato. Non che il Bari non abbia meriti, ma la difesa biancoverde ci ha sicuramente messo del suo per spianare la strada del successo alla squadra di Mangia.

Coerenza. Le scelte tattiche operate da Rastelli sono apparse in continuità rispetto all’ultimo periodo. Tutto sommato, il confermato 3-5-2 ha ricevuto la stessa impostazione della gara giocata contro il Carpi con la sola variante di Arini per Zito, che ha comportato una rotazione del triangolo mediano: per far posto al mediano al numero quattro davanti alla difesa, Kone si è spostato di qualche metro a destra e Schiavon è tornato ad agire sul versante mezzo sinistro. La ratio della mossa rastelliana è stata la volontà da parte del trainer di Torre del Greco di restituire il vero Arini all’Avellino, schierandolo nella posizione a lui più congeniale. La conferma degli esterni e delle punte, invece, si è mostrata coerente con la volontà si fruttare i rifornimenti dalle corsie per le torri, tema già ravvisato una settimana prima al “Partenio-Lombardi”.

Guastafeste. Il Bari ha pensato bene di rovinare i piani di Rastelli, scardinando sin da subito la resistenza tutt’altro che passiva dell’Avellino, fattosi cogliere impreparato su un errore di valutazione di Gomis sulla beffarda traiettoria di Romizi e su uno sfondamento dalla destra di Sciaudone con mezzo reparto arretrato sotto accusa, da Visconti che perde le tracce di Sciaudone a Pisacane e Bittante che accorciano male su Caputo. Subito il doppio schiaffo, l’Avellino ha iniziato a giocare a viso aperto, con il chiaro atteggiamento di chi oramai non ha più nulla da perdere, cercando di sfruttare al meglio le fasce, complice anche l’intasamento delle vie centrali mal gestite dal trio Schiavon-Arini-Kone. La possibile svolta per rimonta è giunta quasi subito grazie alla bella intuizione di Castaldo che nel finale di primo tempo avrebbe potuto impattare su un cross impreciso di Bittante. Dal potenziale 2-2 al reale 3-1 ad opera di Sabelli, bravo ad approfittare all’alba della ripresa di una dormita dello stesso Bittante.

Rombo della speranza. Incassato il gol che ha ristabilito le distanze, Rastelli non ha perso tempo. Dentro Zito per Bittante con conseguente ed inevitabile passaggio alla mediana a rombo, che ha iniziato a dare i suoi frutti con l’ingresso tra le linee di Soumarè per Schiavon. Il belga ha creato scompiglio sulla trequarti, dimostrando ancora una volta di essere più utile a gara in corso con la sua vivacità. Il 2-3, però, è giunto dal sinistro telecomandato di Visconti per l’incornata di Castaldo, icona della coerenza e della perseveranza di Rastelli nel dare fiducia al laterale piacentino sulla sinistra. L’Avellino visto a Bari, al netto dei black-out di gioventù, è destinato ad andare lontano.

(di Claudio De Vito)

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