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E’ stato ancora una volta Rastelli ad acciuffarla per i capelli con la ciliegina tattica messa sulla torta in occasione dell’ingresso di Soumarè. Il tecnico biancoverde, dopo averle provate tutte (3-5-2 di partenza e 4-4-2 in corsa cambiando gli interpreti), ha gettato nella mischia il suo figlioccio, che a sua volta non l’ha tradito gettando scompiglio tra le linee. Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma il belga ha smosso un po’ le acque aprendo qualche crepa nella solida muraglia eretta da Scazzola a protezione del pari.
Tirando le somme, dunque, Rastelli si prende ancora volta buona parte dei meriti, essendo riuscito a sopperire con la sua lettura tattica alla serata no del centrocampo che ha fatto fatica con tutte e tre le pedine centrali, soprattutto nel secondo tempo. La diga a tre vertici Kone-Arini-Schiavon si è trasformata per una sera in un piccolo specchio d’acqua dove alla lunga si sono impantanate le speranze di manovra biancoverdi. Zero filtro, pochi inserimenti: la somma fa il totale, vale a dire una mediana priva di autorità e responsabilità quando si è trattato di comandare il gioco. Peggio che andar di notte sugli esterni, dove Zito e Bittante non hanno offerto una prestazione all’altezza.
La contesa, in fin dei conti, non poteva che sbloccarsi con un episodio, una palla inattiva che ha premiato la tenacia dei rastelliani, mai domi e pronti a reinventarsi in nuovi ruoli durante l’arco dei novanta minuti. Chi ben comincia, a maggior ragione soffrendo, è a metà dell’opera. (@claudio_devito)