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Tutto svanito. Il progetto tattico sulle corsie è stato ridisegnato su Bittante e Zito, il primo messo in crisi da Soddimo mentre il secondo non è apparso ancora in vena di far fare il salto di qualità alla squadra sulla sinistra. Singoli a parte, l’Avellino si è fatto schiacciare troppo nella fase centrale della prima frazione di gioco, ma negli ultimi metri il Frosinone ha concluso poco e male (le giocate di Soddimo non hanno trovato finalizzazione in Curiale e Daniel Ciofani imbrigliati nelle maglie difensive biancoverdi).
E’ proprio in questa fase che Ely,Pisacane e Vergara sono saliti sulla barricata e hanno lasciato intendere di essere in serata con l’aiuto del loro angelo custode Gomis. Il muro eretto a difesa della propria area è rimasto costantemente sotto pressione a causa della difficoltà dei lupi nel ripartire, complice anche una leggera frattura venutasi a creare tra il reparto di centrocampo e quello di attacco, in cui più Castaldo che Comi ha cercato di proteggere il pallone e far salire la squadra.
La ripresa, come a Latina, è stato un crescendo di brillantezza fisica e convinzione. L’Avellino infatti ha preso fiducia, sfruttando anche l’appannamento dell’avversario, e con un Comi trasformato si è fatto vedere dalle parti di Zappino. I biancoverdi sono riusciti a sviluppare una maggiore ampiezza di gioco, unita ad una capacità di orchestrare le ripartenze molto più rapida che in precedenza. La sofferenza è tornata nel finale con le forze fresche inserite da Stellone, vale a dire Dionisi e Masucci, che hanno ridato vivacità ai padroni di casa.
Rastelli, penalizzato dalle due precoci sostituzioni del primo tempo, dal canto suo ha risposto scomodando dalla panchina l’unica pedina utile in quel momento, Pozzebon. Il suo esordio assoluto in B negli ultimi dieci minuti ha consentito ai suoi compagni di incamerare ossigeno tenendo palla. Alla fine, il pareggio fa morale e certifica la crescita di un Avellino a cui il doppio impegno laziale ha restituito forza e sicurezza. (@claudio_devito)