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Italiani “malati di cuore”, ma anche con problemi gastrointestinali (13% della spesa), ansiosi o depressi o con malattie legate al Sistema nervoso centrale (12,1% ). Nella classifica seguono gli antimicrobici (11%) e gli antitumorali (sempre 11%). Il Rapporto segnala anche le categorie maggiormente a carico dei cittadini: i farmaci dermatologici (per l’88% del costo), i farmaci genito-urinari ed ormoni sessuali (54,5%) e i farmaci dell’apparato muscolo-scheletrico (54,3%).
ALLARME CONSUMI – Aumenta dal 2000 il consumo farmaceutico (dal 2007 al 2008 del 4,9%): ogni mille abitanti sono state prescritte 924 dosi di farmaco al giorno (erano 580 nel 2000). Un aumento del 60%. Una totale differenza tra prescrizione e patologie, con differenze macroscopiche tra le Regioni con Lazio, Calabria, Campania, Sicilia ai primi posti.
CALABRESI AL TOP – La Calabria, con 277 euro pro capite, spende di più in farmaci rimborsati dal SSN, la Provincia di Bolzano spende meno di tutti, con 149 euro ogni persona. Solo i farmaci del sistema respiratorio e degli antineoplastici, fanno registrare una diminuzione delle dosi prescritte rispetto al 2007. Le statine, come anticolesterolo, continuano ad essere il sottogruppo a maggior spesa (15,4 euro pro capite) con un aumento del 15% delle dosi ma una diminuzione del 5,8% della spesa, seguite dagli inibitori di pompa (gastriti, ulcera,, reflusso: 14,2 euro pro capite).
LA PIU’ PRESCRITTA – La sostanza più prescritta nel 2008 è stato l’antipertensivo Ramipril, un ace-inibitore (43,9 dosi ogni mille abitanti). Altre sostanze rilevanti per consumo sono l’acido acetilsalicilico usato come antiaggregante piastrinico (40,5/1000) e l’atorvastatina contro l’ipercolesterolemia, fattore di rischio per eventi cardiovascolari (27,7 dosi/1000 abitanti). Per i generici-equivalenti, nelle varie forme, la prescrizione, che all’inizio dell’anno 2002 si attestavano al 13% delle dosi per mille abitanti, si è arrivati nel 2008 il 43% delle dosi. Si tratta della normale evoluzione del mercato, dove le scadenze dei brevetti permettono l’immissione sul mercato appunto dei generici, con costi ridotti almeno del 20 per cento.