AVELLINO- “L’Irpinia è stata per lui la grammatica dell’anima”. E’ cosi’ che Don Pasquale Iannuzzo, vicario della Diocesi di Avellino ha voluto rappresentare il legame tra Giuseppe Gargani e l’Irpinia e la città capoluogo. Nel Duomo di Avellino, dove la salma e’ giunta dalla camera ardente allestita a Palazzo Caracciolo, sono arrivate le corone di alloro di Presidente della Camera Dei Deputati e del Presidente della Repubblica. Nel Duomo ci sono tanti esponenti della Democrazia Cristiana, a partire da Ortensio Zecchino, Gianfranco Rotondi, gli ex parlamentari Tino Iannuzzi, Enzo De Luca. Ma anche l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca insieme all’assessore regionale Fulvio Bonavitacola. C’è la signora Gianna, moglie di Nicola Mancino, arriva anche il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nella sua omelia, Don Pasquale Iannuzzo, vicario del vescovo di Avellino ha ricordato la figura del credente e di Giuseppe Gargani uomo di fede e delle istituzioni, che invece di costruire muri ha sempre preferito costruire relazioni : “Una vita spesa nel servizio- ha spiegato Don Pasquale- con passione, intelligenza e un legame mai reciso con questa terra. Ci sono uomini che non smettono mai di appartenere alle loro radici. L’Irpinia è stata una memoria viva, un’identità per Giuseppe. E’ stata per lui la grammatica dell anima. Nella vita pubblica si possono avere percorsi e apparentenze diverse, ma con gratitudine dobbiamo riconoscere che la grandezza non si misura dalla quantità delle persone che lo applaudono, ma dalla capacità di voler bene anche quando nessuno applaude”. “Possedeva una qualità che oggi è sempre piu’ rara : l’ equilibrio. L’equilibrio di chi sa tenere fermezza e autorità, convinzioni forti e rispetto delle persone”. C’è l’uomo al servizio delle comunità ma anche il padre, il nonno e il marito. Don Pasquale ha immaginato quello che solo gli occhi della fede possono vedere, ovvero l’incontro tanto atteso tra Giuseppe Gargani e la sua adorata moglie, a cui aveva dato l’ultimo saluto proprio nel Duomo di Avellino.
” Chi lo conosce sa che era innamorato dei suoi figli Alessandro ed Elena e dei suoi nipoti ma anche di un amore grande, quello per sua moglie. Ci sono amori che non finiscono con la morte ma continuano ad animare il cuore. Il nostro sguardo di fede vede col che i nostri occhi non vedono, l’ incontro atteso, desiderato, Giuseppe con la sua amata moglie. Ciascuno, secondo il dono ricevuto lo mette a disposiszione degli altri. Giuseppe Gargani ne ha avuto molti e li ha messi al servizio degli altri. Ha donato con generosità”. E ha chiuso la sua omelia ricordando una bella frase dei figli del
“Papà era nostro ma era anche di tutti. Ed e’ una frase meravigliosa, perché descrive una vita che ha lasciato spazio agli altri. Oggi Avellino saluta uno dei suoi figli più illustri ma Dio accoglie uno dei suoi figli”
Un ricordo tra politica, cultura giuridica e umanità e’ quello offerto dall’ex Ministro Ortensio Zecchino, che si commuove ricordando “Peppino” e usando le parole del laico Guido Dorso: “l’ azione politica e la sua capacità di incidere sono dono divino dell’intuizione. Lo diceva il laico Guido Dorso.
Ciriaco De Mita ha il grande merito di aver mandato in soffitta l” idea del notabilato della politica. Ma di quel sodalizio bisogna dire che Peppino fu il collante, perché di quel sodalizio nessuno come lui aveva la passione e il senso spasmodica dell’unita’. Ricordo ancora una notte del 1975 le lacrime di Peppino di fronte a quella prima scalfitura di quel sodalizio”. E infine: “Nel concludere questo omaggio pubblico a Peppino, non posso comprimere qualcosa che mi sale anche dall anima. Ieri mattina Alessandro mi ha mandato un messaggio e mi ha scritto: papà ti voleva un mondo di bene e ti considerava un fratello minore. Negli anni “verdi” non usavamo grandi espansioni, bastava una stretta di mano. Ma diventando vecchi abbiamo sentito il bisogno anche di un abbraccio fisico e raccomandandoci con affetto e premura di curare sé stessi”.
