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“Una figura importante come quella di candidato a presidente di una comunità montana non la si può scegliere così, senza interpellare i sindaci. Il Pd ha sbagliato, mi sarei aspettata che prima ci ascoltasse per poi insieme scegliere il nome da portare al voto contro Di Iorio. Questa mia richiesta però non è stata accolta e per protesta ho negato il mio voto a Ragano non in quanto persona, che stimo e apprezzo, ma in quanto esponente di un partito in cui non mi ritrovo più”. Certo, avrebbe potuto astenersi ma l’astensione “sarebbe stata letta diversamente e strumentalizzata. Il voto a Di Iorio, è stato l’unico modo per lanciare un messaggio forte”. Insomma non una preferenza, ma una scelta per esclusione. Un voto a Di Iorio che qualche sospetto su un suo avvicinamento ai popolari di De Mita l’ha sollevato. Sospetti che però il sindaco Festa prontamente tronca sul nascere dichiarandosi felicemente e “politicamente single”. “Se anche fosse, perché non dovrei dirlo. Non ci sarebbe nulla di male a cambiare partito soprattutto al giorno d’oggi”. Lasciato il Pd, al suo orizzonte non si profila quindi nessuna nuova identità politica, anzi. Il suo mandato sta per terminare e Leona Festa si appresta a intraprendere una nuova campagna elettorale per riconfermarsi alla guida dell’amministrazione sammanghese. Ma sarà una competizione elettorale che si appresta ad affrontare senza “armi politiche”. Si presenterà al voto infatti con una lista civica composta da persone, provenienti indifferentemente da destra e da sinistra ma che abbiano come “requisito minimo la stessa visione della politica che ho io: una politica insomma che vada al di là del lascia e prendi o della lotta per questa o quella poltrona. Una politica che sia una missione per il prossimo”.
E lei, che indosso ha una camice bianco, il termine “missione” sa bene cosa vuol dire. (di Oderica Lusi)