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In altri invece, nonostante il sold out, si rileverebbe una minore insistenza e un maggiore ritardo nella dinamica delle richieste di prenotazione. “In genere – spiega una albergatrice della zona – eravamo abituati al tutto esaurito già a novembre. Quest’anno invece le ultime stanze sono state assegnate la scorsa settimana. Anche le telefonate di richiesta sono giunte in ritardo: prima arrivavano già a partire dal mese di ottobre. Quest’anno invece dalla metà di novembre in poi”. Secondo la testimonianza di un altro addetto ai lavori, il tipo di ‘vacanza’ invernale sarebbe rimasto lo stesso: 3 o 4 giorni di soggiorno.
Gli arrivi: soprattutto da Foggia, Bari, Brindisi e dal Napoletano. Il periodo di maggiori richieste: capodanno. Ma il calo si sarebbe fatto sentire anche nei numeri che non avrebbero permesso di raggiungere, in alcuni casi, il pienone sperato. La causa di tutto ciò? A quanto pare, non tanto la timidezza della neve del 2006. Quanto invece un binomio di parole ormai consueto: ‘crisi economica’. La gente, secondo gli albergatori, avrebbe meno soldi da spendere. Non tanto i clienti abituali, ma soprattutto coloro i quali decidono di attrezzarsi all’ultimo minuto per una vacanza al di fuori delle mura domestiche. Dunque, al di là di un’offerta turistica, quale quella dell’altopiano del Laceno, che cerca di migliorarsi sempre più nell’erogazione dei servizi sciistici, nell’offerta ristorativa e nell’immancabile e straordinario richiamo enogastronomico, molto, a quanto pare, dipenderebbe dalle ‘tasche’ dei potenziali vacanzieri. Che forse quest’anno, anche se in piccola percentuale, hanno preferito trascorrere un Natale più ‘casalingo’. (di Antonietta Miceli)