Lacedonia – Rizzi è critico: “La Regione mantenga le promesse fatte”

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Lacedonia – Disoccupazione, sanità, viabilità. Continua a tenere banco la vertenza Alta Irpinia, soprattutto dopo i tagli imposti dal nuovo corso regionale del Governatore Stefano Caldoro. A tal proposito, abbiamo rivolto alcune domande al sindaco di Lacedonia Mario Rizzi.

Sindaco Rizzi, quasi sono i problemi che affliggono l’Alta Irpinia?
“Sono costretto a dire che sono sempre gli stessi anche se pongo al primo posto la mancanza endemica di lavoro, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione. Eppure sono convinto che con determinati accorgimenti si potrebbe pian piano ripartire…”.

Di quali accorgimenti parla?
“In Irpinia ci sono diverse aree industriali nelle quali insistono molti capannoni inutilizzati. La Regione, la Provincia e l’Asi non vogliono capire che dovrebbe essere cambiato il regolamento che impone agli stessi enti sovracomunali di disfarsi delle strutture solo tramite vendita. Sono personalmente a conoscenza di molti imprenditori che, attualmente, sarebbero ben lieti di affittare i capannoni per avviare delle nuove attività. Questo permetterebbe, e mi riferisco all’area industriale del Calaggio, di creare nuova richiesta e nuove forze lavoro. Attualmente i costi fissati per la vendita dei capannoni sono davvero alti e fuori mercato, in questo modo non si favorisce lo sviluppo delle zone interne, tutt’altro. Siamo di fronte a una situazione incresciosa che si trascina da anni. Del resto, gli imprenditori affitterebbero i capannoni esibendo garanzie. Davvero non capisco”.

Niente lavoro, uguale spopolamento delle zone interne. Anche se, in questo momento, l’Alta Irpinia deve anche affrontare una nuova emergenza sanitaria. Quanto siete stati danneggiati dai tagli imposti dal piano di rientro?
“Io credo che dopo il lavoro, l’assistenza sanitaria sia la seconda condizione per creare sviluppo e per rendere appetibili i paesi nell’ottica di un insediamento duraturo. Sento parlare continuamente di questa o quella progettazione ma se tutto viene risolto e sintetizzato in un discorso ragionieristico non c’è via di scampo per noi. Del resto, è innegabile che la popolazione dell’Alta Irpinia sia nettamente inferiore a quella di Napoli o Caserta ma i nostri rappresentanti a Palazzo Santa Lucia ci hanno fatto delle promesse ben precise. E’ il momento di mantenerle altrimenti non avremo assolutamente scampo”.

Si spieghi meglio
“Il discorso è molto semplice. L’errore di fondo, ma che errore potrebbe anche non essere nell’ottica di una generale visione napolicentristica, è che si è redatto un piano di rientro dei fondi basandosi sui dati totali relativi ai deficit regionali. Se, però, entriamo nello specifico dei numeri ci rendiamo conto che, ad esempio, l’ospedale “Di Guglielmo” di Bisaccia, ora a rischio chiusura, soffre un deficit assolutamente irrisorio rispetto ai grandi ospedali napoletani che hanno ammanchi di svariati milioni di euro. Ho notato, poi, che il piano punta al recupero dei fondi, o al risparmio degli stessi, sulla base di una diminuzione dei posti letto che, secondo il mio parere, non sarebbero l’indice di spesa da tenere più in considerazione. Si dovrebbe, invece, puntare a diminuire le convenzioni con i privati e a tagliare la spesa farmaceutica. Sono molto deluso perché credevo che il dopo Bassolino sarebbe stato diverso. Noto, invece, e spero di ricredermi, che poca attenzione era data alle zone interne prima e pochissima ne viene data ora”.

Questione viabilità: lei si è sempre battuto per ottenere fondi per realizzare strade in infrastrutture necessarie a migliorare, e velocizzare, i rapporti con i comuni vicini. E’ arrivata la spinta decisiva?
“Purtroppo no. La viabilità in Alta Irpinia è davvero un dramma. I paesi limitrofi a Lacedonia sono “lontani” perché le strade di collegamento sono davvero pessime. Pensare che per arrivare ad Avellino ci metto circa un’ora e che Provincia e Regione spendono fondi regionali per realizzare strade per loro importanti e che, invece, non servono quasi a nulla. Perché, dico io, non si interpella il territorio prima di immaginare interventi? La voglia da parte delle Istituzione pare non esserci. Chiudo con un triste pensiero: a breve partiranno i lavori per la realizzazione della nuova piazza, ma a che servirà se nessuno verrà a passeggiarci?”.
(di Attilio Alvino)

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