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La tentazione dei sindaci: un patto per incassare il 100% dell’Imu

L’ipotesi di un patto con i cittadini, attraverso un apposito regolamento comunale che non preveda penali per il pagamento ritardato dell’Imu, sembra allettare i sindaci irpini. La scoperta di un cavillo nel “Salva Italia”, in base al quale in caso di pagamento ritardato ai Comuni, insieme alla riscossione, spetterebbe l’intero importo dell’aliquota, e non solo il 50 per cento, sta animando un interessante dibattito tra le fasce tricolore. In questo modo, secondo i più maliziosi e come proposto dalla Lega Nord, sindaci e cittadini potrebbero accordarsi in cambio di una riduzione della tassa sugli immobili.
Per Pasquale Giuditta, sindaco di Summonte, “se dovesse essere un accorgimento capace di sgravare i cittadini da questa pressione fiscale straordinaria e inaccettabile, la pista potrebbe essere giusta”. Ma si tratta pur sempre di una provocazione. Il governo, inoltre, potrebbe a breve porre rimedio allo strafalcione con un apposito decreto. Ciò nonostante, l’ipotesi per Giuditta “va considerata bene e nel dettaglio”. “Ai comuni – conclude – oggi non resta che questa entrata e lo stato potrebbe rivalersi diversamente”. Anche il sindaco di Chiusano, Antonio Reppucci, si dice possibilista. “Ovviamente – premette – saremmo contentissimi di farlo. Essere trattati come meri esattori di tasse che non restano neanche sul nostro territorio, per le comunità, ci secca. E quando c’è la possibilità di far pagare di meno siamo disponibili”. Ma bisogna andarci piano. Anche se “l’idea – chiosa Reppucci – potrebbe essere presa in considerazione dal momento che è prevista dalla norma”.
Ma il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, frena. “Mi sembra più che altro una boutade – commenta -. Abbiamo l’obbligo di essere corretti dal punto di vista amministrativo”. Eppure anche il Comune di Avellino è in prima linea contro l’odiata tassa sugli immobili. “Il prossimo 24 maggio, a Venezia affronteremo con l’Anci i nodi nell’ambito della nostra mobilitazione. Innanzitutto – spiega – perché la tassa viene percepita come imposizione dei Comuni, che hanno un mero ruolo di esattori. Quindi, perché gran parte delle risorse vanno altrove. Infine, perché ugualmente avremmo dovuto ricorrervi a causa del buco finanziario provocato nelle nostre casse dal governo”.

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